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Marsala. Caso dell’ex sindaco Galfano … un comportamento criminoso quanto ingegnoso

[1]Proseguiamo nella nostra cronaca dei fatti relativi alla citazione in giudizio per danni che quattro magistrati della DDA di Palermo, Russo, Morvillo, Piscitello e Paci, hanno presentato contro l’ex sindaco di Marsala Eugenio Galfano per i noti fatti politico giudiziari del 2005.   

E proseguiamo prendendo anche lo spunto da una lunga quanto inopportuna intervista radiofonica, visto il bubbone Galfano scoppiato, con la quale l’ex vice sindaco Leo Giacalone, si attribuisce il merito di  aver contribuito a salvare il comune di  Marsala dallo scioglimento per mafia.

I fatti a cui fa riferimento evidentemente si riferiscono all’anno 2005 quando a seguito dell’inchiesta “Progetto Peronospera III”  su possibili infiltrazioni mafiosi al Consiglio Comunale, 16 consiglieri, dopo presunte pressioni da parte del Sindaco Galfano, si sono dimessi provocando lo scioglimento del Consiglio stesso.

L’intervista, pubblicata integralmente su un portale cittadino ha un  titolo quanto mai significativo “…ecco come salvammo il Comune dallo scioglimento per mafia”, non lascerebbe dubbi sul fatto che si riferisce a quel particolare momento politico giudiziario marsalese.

Leo Giacalone [2]

Leo Giacalone

Le dichiarazioni di Giacalone alla stampa appaiono confermate in un passaggio dell’atto di citazione contro Galfano dove si legge :”….la terza conversazione avviene nuovamente tra il sindaco ed il vicesindaco. Il primo informa il secondo di aver ricevuto la chiamata di Pino Ferrantelli e che questi gli ha fatto sapere di non avere alcuna intenzione di dimettersi. I due concordano nella strategia di far dimettere i consiglieri della propria coalizione per creare, in tal modo, la crisi di tutto il Consiglio comunale e quindi l’auto-scioglimento”.

E’ curioso notare però, come due anni dopo con una dichiarazione resa innanzi all’avv. Corsello, difensore di fiducia di Gaetano Paci in data 13 marzo 2008 nel corso dell’inchiesta a carico dei quattro  magistrati, Giacalone sembra smentirsi e a domanda risponde: “… ricordo che, oltre a compiacersi per il risultato investigativo raggiunto e metterci a disposizione dell’Autorità per quanto nelle nostre possibilità, non si parlò di altro. Escludo assolutamente che in occasione di tale incontro i Magistrati della DDA di Palermo con cui io e il Sindaco Galfano ci siamo incontrati, abbiano fatto alcun riferimento ad ulteriori sviluppi investigativi o ad altre misure da emettere a carico di chicchessia“.

La partita doppia. Sembrerebbe quindi che Giacalone abbia “concordato” come si afferma nella citazione, con l’ex Sindaco Galfano la strategia e preso parte attiva, come da lui dichiarato nell’intervista, nel far dimettere i consiglieri della propria coalizione per creare lo scioglimento del Consiglio, consapevole che le notizie di prossimi sviluppi giudiziari erano inesistenti e di conseguenza non c’era alcun pericolo di scioglimento per mafia del consiglio e di successivo commissariamento.

Secondo la citazione, Galfano avrebbe maturato l’idea di “provocare artificialmente – attraverso la millanteria delle informazioni ricevute dai magistrati titolari dell’inchiesta e falsità messe in circolo su nuovi ed imminenti avvisi di garanzia diretti a politici del centro destra marsalase” prima dell’incontro istituzionale con i magistrati inquirenti a cui era presente Leo Giacalone, come da questi dichiarato all’avv. Corsello, ed impresso una accelerazione subito dopo detto incontro.

Secondo la ricostruzione, il 2.11.2005 Galfano telefona al deputato Camillo Oddo, deputato regionale della Margherita al quale comunica che i magistrati, impegnati in quel periodo nell’inchiesta “Progetto Peronospera III”,  dicono che l’optimum sarebbe l’autoscioglimento del Consiglio Comunale e che l’Amministrazione, leggasi giunta, restasse in carica con il sindaco.

Stessa comunicazione Galfano la fa al senatore Papania, peraltro ignaro, come Camillo Oddo, del tenore dei colloqui coni magistrati, aggiungendo però un inequivocabile “(..) anche perchè mi hanno lasciato capire che a breve partiranno altri avvisi di garanzia per altri consiglieri comunali” .

Galfano, secondo la citazione, si attiva nel frattempo per tutelare l’immagine della sua giunta per distinguerla da quella del consiglio comunale e suggerisce all’avv. Paladino, assessore, di non accettare nomine a difensore di fiducia da nessuno degli arrestati e per vincere eventuali resistenze ed essere “più convincente”, nel corso di una telefonata , tra gli altri si affretta adire al suo interlocutore:”.. non è opportuno (…) anche per quello che mi hanno detto stamattina (…) ho incontrato tutti e quattro io (…) tra le altre cose  Sindaco non sarebbe bello (…) giusto.

In poco tempo dall’inizio del “progetto criminoso”, si scrive nella citazione, tutta la comunità marsalese era a conoscenza delle “false notizie e millanterie da lui diffuse”.

Sempre secondo la ricostruzione fatta nell’atto di citazione, Galfano “preso atto che il suo piano criminoso incontra resistenze e che le allusioni a provvedimenti giudiziari imminenti non hanno sortito effetto, alza ancora il tiro e fornisce. nella conversazione del  2.11.2005 a Nicola Ingianni il quale aveva anticipato al sindaco la volonta dei consiglieri DS di non dimettersi, con tono certo e perentorio, informazioni sui destinatari dei prossimi avvisi di garanzia: Ferrantelli, Alagna e Laudicina, e cioè i più importanti avversari politici che si oppongono allo scioglimento del Consiglio Comunale, sperando in tal modo di piegare la loro resistenza“.

Sappiamo tutti come è finita. Il Consiglio Comunale è arrivato all’auto-scioglimento dopo le dimissioni dei 16 consiglieri di maggioranza e il Consiglio Comunale è stato commissariato. Il progetto “criminoso quanto ingegnoso”, così definito nella citazione,  messo in atto da Galfano a cui per stessa ammissione dell’interessato ha preso parte anche Leo Giacalone, ha avuto l’esito sperato.

Una storia triste e squallida, che sembra fatta di interessi personali, di giochi di potere e doppiezze tali da dequalificare la politica nel suo complesso e che stava per compromettere la carriera di quattro magistrati e che ha provocato un enorme ed irreversibile vulnus alla democrazia partecipata con l’azzeramento del Consiglio Comunale.

Leo Giacalone durante la sua intervista, alla domanda se fu pulita la campagna elettorale del 2007 ha affermato:  “…. I fatti giudiziari li hanno tenuti all’erta. Ricordo però che davanti ai comitati elettorali a volte sembrava che il carcere di Piazza Castello si fosse spostato … c’erano molti clienti dell’Avvocato Stefano Pellegrino, persone di cui la città non può vantarsi“.

Alla luce dei fatti emersi con questa triste storia, sarebbe da chiedergli se la città può vantarsi di siffatte persone.

Secondo l’atto di citazione, il notaio Galfano ha posto in essere un gravissimo comportamento con dolo ed al solo fine di trarne un vantaggio politico personale. Lo ha fatto carpendo la buona fede dei magistrati – impegnati in una dura lotta e difficile battaglia contro la criminalità organizzata – i quali pensavano di incontrare un rappresentante delle istituzioni locali desiderosi unicamente di complimentarsi con loro a nome della cittadinanza marsalese. In considerazione della professione ed il ruolo ricoperto, lo ha fatto nella piena consapevolezza della sua illiceità, gravità e conseguenze giuridiche e morali.

E triste, secondo i magistrati, dover accettare l’idea che un autorevole operatore del diritto quale il notaio Galfano sia potuto arrivare a tanto per biechi interessi personali.

Ma le domande che si pongono oggi alla luce di fatti così gravi sono:

a)    Sono stati solo biechi interessi personali che avrebbero spinto Galfano ad arrivare a tanto, oppure si può ipotizzare che altri interessi sarebbero girati intorno a questa squallida faccenda tanto da architettare, come si afferma, un piano criminoso quanto ingegnoso per mandare a casa il Consiglio Comunale democraticamente eletto ?

b)      la sinistra marsalese, alla luce di quanto denunciato può ancora considerarsi depositaria dell’etica e del diritto?

c)    I consiglieri che si sono dimessi chiederanno i danni all’ex Sindaco così come hanno fatto i quattro magistrati ?

Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane probabilmente molti fatti saranno quantomeno di più facile interpretazione e gli sviluppi di questa faccenda sono tutt’altro che prevedibili.

Profittiamo di questa storia per ricordare che in questi giorni si sta discutendo in Parlamento la legge sulle intercettazioni e si pensa di mettere tali e tanti limitazioni al loro uso tanto da renderle praticamente inefficaci a scoprire reati e comportamenti criminosi o moralmente censurabili commessi specie da politici ed amministratori locali.

L’ex Sindaco Galfano sicuramente non sapeva di essere intercettato per una inchiesta che era in corso, ed è per questo motivo che i fatti sono emersi in tutta la loro gravità.

Con la limitazione delle intercettazioni e il bavaglio alla stampa, ai cittadini, considerati sudditi non intelligenti, si negherà il diritto di conoscere i comportamenti dei proprio amministratori e, nel caso di specie, quattro magistrati della DDA la cui etica professionale e rettitudine morale è fuori di dubbio, non avrebbero probabilmente potuto dimostrare la loro estraneità a comportamenti “criminosi” messi in atto da un amministratore locale.

E’ indubbio che le indagini dei giudici di Caltanissetta che hanno condotto l’inchiesta sui quattro magistrati sono state complesse e difficili ma è altrettanto fuor di dubbio che il quadro generale della situazione è potuto emergere con chiarezza attraverso la lettura delle intercettazioni telefoniche.

… continua