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Termini Imerese. Marchionne approfitta dello sciopero per anticipare lo stop produttivo

[1]Mentre il governo regionale fa intravedere la possibilità di aprire per l’ennesima volta i cordoni della borse pubblica a favore della FIAT che in Sicilia ha ricevuto utili derivanti proprio da contribuzioni regionali, il supermanager torinese Marchionne gioca di fino e profittando degli scioperi, peraltro completamente inutili perché il destino di FIAT Termini Imerese è già scritto, dispone il fermo di alcuni impianti di produzione.

Il balbettamento del governo regionale che continua ad affermare che non è d’accordo con la riconversione, peraltro teorica e tutta da capire, ha raggiunto oggi, con le dichiarazioni dell’assessore regionale all’industria, Marco Venturi, il più basso livello dell’insipienza politica.

Venturi infatti, come riporta il GDS di oggi, ha dichiarato, a proposito della questione FIAT, che “convinceremo Torino , di noi ora può fidarsi”, mettendosi praticamente nelle mani di un privato e facendo intuire che la Regione Siciliana è pronta a mettere mano al portafoglio per il “bene” degli azionisti dell’azienda.

Non meno pilatesche e politicanti  le dichiarazioni del Segretario Generale della CGIL, Epifani, che si riporta in vacanza in Sicilia ma pare abbia anche il tempo di partecipare a convegni vari come quello di Valderice “… se questa scelta dipende dalla domanda di auto, prima vediamo come allora va la domanda…

Considerato che un piano industriale il mercato lo prevede e non lo subisce, la dichiarazione di Epifani appare quantomeno fuori da ogni logica perché pretenderebbe imporre ad una azienda privata di fare come le istituzioni italiane.  Mantenere in piedi ad ogni costo un ente e vedere se può funzionare, nel frattempo …., paga lo stato. 

Ma in FIAT il ragionamento lo fanno in modo diverso. Sanno come andrà il mercato e non pensano, correttamente, di subire passività per mantenere in piedi uno stabilimento che sin dalla sua nascita è sempre stato un carro a rimorchio dell’azienda stessa.  

Dice bene Salvatore Cuffaro che certo non è esente da colpe, quando chiede di capire chi comanda in regione. Va bene l’ok di Miccichè alla riconversione oppure la preghiera regionale dell’assessore Venturi che arriva al punto di chiedere di essere “considerato fidato”.

Ecco, tutti al capezzale di Termini Imerese e tutti a dire NO, pregiudizialmente, senza che nessuno sappia avanzare una proposta alternativa locale. Nessuno ha idee e quindi l’unico modo per far vedere che c’è interesse, si mette in motto la ipocrita litania dei NO.  

Termini Imerese è il dramma siciliano. In quello stabilimento che non sarebbe mai dovuto essere costruito , così come non sarebbe dovuta essere violentata un’area turistica di immensa bellezza come quella in cui è stato realizzato il sogno industriale di politici poco lungimiranti, si evidenziano tutte le contraddizioni, le pochezze e le incapacità di una classe politica siciliana che, da sempre, e i fatti di questi ultimi tempi lo stanno a dimostrare, è vassalla degli interessi delle segreteria politiche romane e dei grandi gruppi industriali del nord che hanno reso la Sicilia un’isola colonizzata.