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Il Senatore Gasparri, la politica e l’uso (im)proprio del Parlamento

[1]Il senatore Gasparri, profondo conoscitori della Costituzione, sembra insistere nel portare avanti il suo progetto di legge per “modificare” lo Statuto Siciliano, motu proprio con un atto parlamentare incostituzionale.

Ci interessa poco l’avventura di Gasparri e la sua pensata di voler modificare lo Statuto perché questa operazione non potrà portare a nulla in quanto il Presidente della Repubblica, qualora non volesse avvallare un atto incostituzionale, ammesso che venisse approvato in doppia lettura, non potrebbe promulgarlo. Ci interessa invece,  sottolineare come il Parlamento italiano venga usato e strumentalizzato per “fare pressioni” politiche indebite al governo regionale, perché in disaccordo con la linea politica di alcuni esponenti del PDL.

E’ grave che il Presidente della Regione Siciliana, che pure sa che questo DDL non ha alcuna possibilità di essere mai promulgato proprio per la sua incostituzionalità, gli dia tanta importanza tanto da “chiedere” a Silvio Berlusconi, leader del PDL, di farlo ritirare.

Ed ancora più grave che si continui a dare visibilità a Gasparri , come fa il Senatore Pistorio, parlando di un atto che dovrebbe far arrossire chi lo ha proposto ma anche quei componenti della Commissione che lo avrebbero giudicato “costituzionale”.

Lasciate al buon Gasparri e a buon Vizzini il giocattolo, alla fine si romperà e a qualcuno dovranno pur chiedere di ripararlo.

Purtroppo, chi si auspicava che con Lombardo fosse giunta l’ora di una azione di governo “autonomista” si è già ricreduto e le pastette democristiane nate peraltro in Sicilia, patria della DC italiana, sono a dimostrare che il buon principe di Salina nel lontano 1860, pur se criticabile perché alla fine si è dimostrato fatalista avendo votato si al referendum d’annessione pur convinto del no, aveva visto giusto.

 «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».  Come dargli torto e se poi volessimo aggiungere a questa considerazione l’espressione di don Fabrizio, in riferimento alla concezione di Lampedusa della storia umana, «e dopo sarà diverso, ma peggiore», ecco che dal domani siciliano non possiamo attenderci nulla di nuovo con questa (non)politica.

I principi con i savoia pensavano di mantenere i loro privilegi e per un po’ di tempo ci sono anche riusciti, alla fine, la decadenza che in Sicilia è stata devastante.

Quasi cento anni dopo, con l’avvento della Repubblica, molti esponenti siciliani pur sapendo che la Sicilia, con il sangue di Canepa e di altri, e con l’intelligenza di Andrea Finocchiaro Aprile era riuscita ad ottenere  il riconoscimento di “stato federato” con il patto statutario del 1946, hanno cominciato a remare contro gli interessi della Sicilia e dei Siciliani per mantenere potere e privilegi.

E oggi la politica siciliana, fatta di litigi e voglia di visibilità,  non appare diversa da nobiltà ottocentesca che tanto danno ha fatto alla Sicilia. L’unica differenza è che oggi la monarchia è diventata “repubblicana” ed i partiti “nominano” i loro re e i loro principi.

La decadenza non è ancora arrivata, ma inesorabile arriverà e travolgerà come per la nobiltà, quella classe politica politicante che in oltre 60 anni di storia autonomista ha solo provocato danni, miseria e devastazioni ambientali.