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Pino Maniaci, direttore dell’emittente televisiva “Telejato”, assolto.

[1]Il giudice monocratico di Partinico, Giacomo Barbarino, ha assolto il direttore di Telejato, Pino Maniaci, dall’accusa di esercizio abusivo della professione. Secondo il giudice, l’attività dell’emittente guidata da Maniaci si è caratterizzata “per le sue campagne contro Cosa nostra, nonché per la sua opera di informazione in altri servizi quali l’ambiente e le speculazioni sul territorio”.  

Maniaci e Telejato sono famosi per i servizi giornalistici e le campagne contro Cosa nostra, non dimenticando le sferzate alla gestione amministrativa, alla questione ambientale, al degrado politico, alle speculazioni sul territorio. Negli anni l’emittente e Maniaci hanno ricevuto molteplici minacce, anche di matrice mafiosa e, nel 2008, il direttore subì un pestaggio ad opera del figlio di un presunto boss mafioso. Nello stesso anno la sua auto fu data alle fiamme, mentre era parcheggiata in prossimità della sede dell’emittente televisiva. 

Pino Maniaci era stato rinviato a giudizio davanti il giudice monocratico di Partitico (PA), con l’accusa di esercizio abusivo della professione di giornalista (l’articolo all’indirizzo http://www.osservatorio-sicilia.it/2009/5277/caso-maniaci-ordini-contro-%e2%80%a6/ [2]). 

Così, dopo tante inutili polemiche, la giustizia ordinaria ha emesso una sentenza più che giusta, nei confronti di un uomo libero e tenace, attento osservatore dei fatti reali della quotidianità, ma soprattutto capace di alzare la testa di fronte a problematiche tanto gravi, quanto dai risvolti spesso pericolosi per la sicurezza di tutti e la propria incolumità, col coraggio di denunciare gli abusi e le ingiustizie, propinate da più parti. 

La sua opera ed il suo impegno, consolidati ora da una sentenza di eccezionale portata, serve da conforto per tutti coloro, che, anche con piccoli mezzi e senza tanti supporti logistici, si trovano impegnati, comunque, in battaglie a difesa della legalità, della giustizia ed a tutela dei diritti dei cittadini e delle fasce deboli della società, seppure contro quei “giganti” organizzati con la complicità della politica e del malaffare. 

Avanti tutta, caro direttore! 

Nello Russo