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Lombardo. Resa (in)gloriosa di Raffaele da Catania.

[1]Quando finisce una guerra c’è sempre un vincitore e un perdente. Spesso chi perde subisce serie conseguenze politiche ed economiche ma qualche volta, a chi ha combattuto con onore e con eroismo vengono resi gli onori delle armi.

Raffaele Lombardo, presidente della Regione Siciliana, ex democristiano prestato all’autonomia per pochi giorni, giusto il tempo di togliere la Sicilia dal becco della colomba dal logo del movimento creato nel 2005 e sostituirla con un più eloquente nastro tricolore, con “rigurgiti” (passateci l’espressione del presidente della Repubblica Napolitano) indipendentisti espressi in diretta nazionale durante la sua apparizione pre elettorale a Ballarò, ha alzato bandiera bianca.

[2]Si è arreso “incondizionatamente” ma come succede in questa Italia fatta di invenzioni ad uso e consumo del popolo, si afferma che è stato trovato un armistizio. Vi ricordate la fine della guerra e il Trattato di Parigi. Nel preambolo si legge: L’Italia si è arresa incondizionatamente anche se parla di “armistizio”.

Le potenze alleate per loro interesse di geopolitica hanno consentito al governo italiano di mentire ai sui cittadini, più o meno la stessa cosa succede oggi a differenza dove tutti, per comune interesse però, parlano di “ritrovata” serenità per il supremo interesse del popolo. Insomma, una doppia beffa. 

Lombardo dopo aver atteso in anticamera che il presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, capo indiscusso del PDL, si decidesse di accordagli udienza, ha deposto le armi e si è rimesso alla clemenza della politica nazionale per mantenere la sua “carica di governatore”.

Già. governatore. Farsi chiamare o accettare senza alzare una voce di protesta “governatore” è la dimostrazione palese di una attività politica “sottoposta” ,

infatti,  È detto governatore l’organo politico posto a capo dell’esecutivo di uno stato [3], all’interno di una federazione [4], di una regione [5] o di un altro ente territoriale [6].

Raffaele Lombardo è presidente della Regione Siciliana non è stato “nominato” da alcun governo nazionale ma eletto dal popolo siciliano e quindi, il titolo di governatore è riduttivo ed offensivo nei confronti della Sicilia e dei Siciliani, quindi la sua carica è Presidente della Regione Siciliana.

Ritornando al teatro del conflitto (?), da una parte c’è il buon Gianfranco Miccichè  che lo ha aiutato a tentare il colpaccio dell’autonomia giocando una partita doppia, dall’altra, il duo Alfano – Schifani con l’aggiunta di un certo Nino Strano, esponente dell’area AN del PDL che “bocciato” alle europee è stato promosso da Fini e da questi imposto a Raffaele Lombardo come assessore. E la nomina di Strano praticamente ad opera del presidente della Camera, la dice lunga sulla “autonomia” di Lombardo.  

E’ la vittoria della monarchia dei partiti e dei capi partito,  che segna la disfatta di Raffaele Lombardo, che (in)gloriosamente ha alzato bandiera bianca.

Ma forse, la sua è stata solo una “manovrina” elettorale con fini meno nobili di quelli sbandierati dell’autonomia siciliana.

Durante un suo intervento nella trasmissione di RAI3, Ballarò, disse: ” se la politica è questa, da ex democristiano passato all’autonomismo, sto pensando all’idea indipendentista …”

Non furono esattamente queste le parole ma il senso è stato inequivocabile. Bene, la politica, anche quella espressa da lui,  è peggiore di quella criticata in quella occasione, ma lui evidentemente in questa politica ci si trova bene.

E l’autonomia? L’indipendentismo? Boutade pre-elettorali che non sono serviti a nulla.

E adesso nelle segreterie nazionali si banchetta. Il figliol a prodigo si è pentito ed è ritornato nella “casa” siciliana. Si uccide l’agnello più grasso e scorrono fiumi di vino.

Tutto è ritornato come prima, … una bella e numerosa famiglia.