“L’arresto di Salvatore Miceli segna un riavvicinamento sempre più inevitabile alla fine della mafia da me prefigurato e inteso come fine di una mafia artigianale dedita al narcotraffico e con i comportamenti tradizionali che rappresentano l’idea del mafioso latitante.
Così la Città di Salemi è finalmente liberata anche dall’ultimo richiamo all’immagine tradizionale della mafia.
Ma purtroppo è terribilmente viva e minacciosa la mafia industriale che s’insinua nell’impresa dello Stato con il prepotente sostegno di multinazionali dell’energia in oscene e scandalose pubblicità dello scempio del territorio, pubblicità televisive e sui principali organi di stampa. Una esibizione oscena dell’affare più grosso, della mafia che non si sporca le mani.
Finisce un’epoca e se ne afferma un’altra che sconvolge il paesaggio come a Salemi ha sconvolto il centro storico approfittando oscenamente dei finanziamenti dello Stato.
La mafia non è più il narcotraffico dei latitanti, ma l’immagine di una inaudita violenza del centro storico con il contributo determinante dello Stato”
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