La querelle dei “dividenti” per quel settore assistito e clientelare chiamato impropriamente “formazione professionale”, continua e si cerca in tutti i modi di mettersi d’accordo per dividere la gigantesca torta che ammonta ad oltre 200 milioni di euro. Che si tratti di tutto fuori che di una vera attività professionale lo si deduce dai risultati stessi della così detta formazione.
Quasi nessuno dei formati con corsi a volte ridicoli e fuori dal mercato del lavoro, trovano opportuna sistemazione e si evidenzia anche una categoria di assistenzialismo che è quella del “frequentatore” di corsi.
Ma è il sistema messo su dai sindacati che bisogna tutelare, e ed infatti nel corso di un incontro tra l’assessore regione al lavoro, Luigi Gentile, e i presidenti delle associazioni e degli enti (?) di formazione, e dei sindacati UGL, SNALS e CONFSAL, è stato discusso delle tutele del personale del sistema e non tanto delle finalità che dovrebbe avere la formazione.
Oramai nella Regione Siciliana, attraverso associazioni, enti e sindacati, si è costituito un altro bacino di “lavoratori” pubblici che non dovrebbero esistere.
Ma tant’è che in Sicilia l’autonomia la si mette in pratica quando può ingenerare assistenzialismo e clientelismo. E’ una questione di feudi e di voti.
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