Abbiamo deciso di utilizzare come titolo parte delle dichiarazioni del Presidente della Provincia di Agrigento, Eugenio Orsi , perché pensiamo che esprimano in maniera chiara e concisa il significato dei gesti inconsulti di qualche deviato mentale o di qualche fine mente che nulla hanno a che fare, molto probabilmente, con la mafia.Non abbiamo la presunzione di sostituirci ad illustri “psichiatri” o docente universitari che hanno studiato anche la psicologia della mafia, ma da “poco attenti” osservatori, rileviamo che tutti i delitti di mafia non sono mai stati preceduti da “intimidazioni”. D’altra parte, contro chi la combatte”realmente”, la mafia non manda a dire “fermati” o ti ammazzo. Spara, o meglio sparava. Punto e basta. Così è successo per Giovanni Falcone, Borsellino, Chinnici, Mattarella e quanti lasciati soli dallo stato hanno perso la loro vita combattendo un fenomeno che appare ramificato nel tessuto sociale, politica inclusa, come una metastasi.
Allora ci chiediamo a cosa servono “queste” intimidazioni che quando dirette ai politici sembrano manifestarsi in occasione di tornate elettorali.
Se è facile supporre che la mano possa essere un delinquente senza arte e senza parte, viene anche da chiedersi chi è la fine mente che periodicamente, quasi a voler presentare un “rituale”, mette in moto il meccanismo delle intimidazioni.
Non è credibile il messaggio che si vuol far passare anche in questi giorni che queste intimidazioni sono “avvertimenti” del sistema mafioso, perché è storia vissuta in Sicilia, la mafia non ha alcuna necessità di tenere alta l’attenzione dei media e delle forze dell’ordine per “gestire” la vita pubblica siciliana.
I fatti criminosi scoperti con l’incessante opera della Magistratura e delle Forze dell’Ordine, che peraltro per l’esiguità delle forze e delle risorse finanziarie non riescono a far “saltare” il sistema dello schiavismo e dello sfruttamento dei lavoratori che nell’Isola supera il 65% della forza lavoro impiegata, i continui arresti e le continue inchieste che vedono “principali” attori esponenti politici di primo piano, regionali, provinciali e comunali, appare come una conferma del fatto che il “sistema” mafia e delle collusioni e un sistema che vive e gestisce la vita amministrativa dell’Isola nell’ombra. E dove non c’è la mafia c’è la massoneria deviata che con la mafia sembra aver stretto in Sicilia un patto di non belligeranza.
Troppe volte si evita di guardare dentro i fatti riconducendo tutto alla mafia, quasi che si avvertisse il bisogno di sentirla sempre vicino o come cartina di tornasole per nascondere incapacità ed inefficienze politiche.
Gesti come queste”intimidazioni”, dovrebbero essere relegati solo nelle relazioni della Polizia o dei Carabinieri, si eviterebbe di dare pubblicità a gesti inutili e probabilmente bravate di sbandati, ma soprattutto si eviterebbe si accrescere lo spirito di emulazione.
Bene ha fatto il Sindaco di Salemi a non rilasciare alcuna dichiarazione in merito. Questa sua decisione non solo è da apprezzare ma anche da sottolineare perché in Sicilia, purtroppo, anche per una scarpa lanciata contro il portone di un qualsiasi politico sconosciuto, diventa “intimidazione” mafiosa e si alza subito l’indignazione generale della casta.
Quasi un rito, come le intimidazioni. Solo che le intimidazioni hanno il loro momento di gloria, mentre il supposto intimidito, “viene inutilmente” scortato.
Alla prossima.
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