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L’isola civile. Confindunstria Sicilia contro la mafia, non contro la schiavizzazione del lavoratore

[1]Sul Sole 24. com del 31 maggio scorso è stato pubblicato un interessante articolo sul racket delle estorsioni, leggasi pizzo, che non lesina complimenti alla Confindustria Sicilia per aver deciso nel2007, di espellere dall’associazione tutti gli imprenditori legati alla criminalità organizzata o disposti a pagare il pizzo.

Un fatto di civiltà e di legalità aver deciso di escludere dall’associazione chi è legato alla criminalità, un po’ meno e siamo contrari all’esclusione per chi paga il pizzo perché è a questi che bisogna dare aiuto ed assistenza e non lasciarli soli, ma a furia di parlare di mafia e di antimafia,  ai commercianti e industriali siciliani sembra essere stata concessa indulgenza plenaria per i peccati contro la classe lavoratrice.

“L’Isola civile, le aziende siciliane contro la mafia” di Serena Uccello e Nino Amadore presentato al Festival dell’Economia di Trento ripercorre la scelta di imprenditori come Ivan Lo Bello, Antonello Montante, Andrea Vecchio, Marco Venturi (ora assessore regionale con la giunta Lombardo) e Giuseppe Catanzaro, di ribellarsi al pizzo, come se questi esimi signori avessero fatto qualcosa di eccezionale.

Non è così. Il problema in Sicilia non è soltanto derivato dalla mafia ma anche dalla poca sensibilità di molti imprenditori, commercianti ed industriali che “pur non pagando il pizzo al mafia” sfruttano come negrieri i lavoratori siciliani, forti dell’impunità dello stato italiano e delle associazioni di categoria. 

E’noto infatti, e le relazioni ministeriali e della Banca d’Italia sono disponibili a chi volesse leggerseli, che in Sicilia circa il 65% dei lavoratori del privato sono in nero o sottopagati rispetto a quanto dichiarato negli statini dei salari.

I lavoratori siciliani per due terzi sono schiavizzati e non pare proprio che la Sicilia sia diventato improvvisamente l’Isola civile perché un gruppo di industriali ha deciso di non pagare il pizzo, tutt’altro, ma basta parlare di mafia e antimafia che subito i riflettori si accendono e montano la favola.

Se i signori Lo Bello, Montante, Vecchio, Venturi e Catanzaro oltre a ribellarsi al pizzo  avessero deciso di espellere,permanentemente dall’associazione quel commerciante o industriale che non rispetta schiavizza i lavoratori privandoli dei diritti civili e sociali, in pratica quei datori di lavoro che schiavizzano il lavoratore non riconoscendo orari di lavoro, ferie, diritti alla malattie, straordinarie, giornate festive, etc., ecco che allora ci sarebbe motivo di compiacimento.

Ma questa presa di posizione l’associazione a cui fanno capo gli imprenditori citati non sembra proprio che  l’abbiano presa e l’Isola civile di cui si parla sembra proprio una bella favola ad uso e consumo di pochi eletti che hanno possibilità di farsi sentire ed ascoltare solo perché parlano di mafia.

Se i due autori avessero fatto una inchiesta sul mondo del lavoro siciliano si sarebbero accorti che non è tutto oro quello che luccica. Spesso, troppo spesso, è solo illusione.