- Osservatorio Sicilia - http://www.osservatorio-sicilia.it -

Al Fermi di Francofonte si ricorda Francesco Vecchio, ucciso dalla mafia

Il I° Istituto Comprensivo Scuola Media Statale “E.Fermi” di Francofonte, nell’ambito del Programma Operativo Nazionale per la  Scuola e l’Educazione alla Legalità, ha organizzato un incontro con gli studenti, gli insegnanti, i genitori e le locali forze di polizia (Carabinieri e Polizia Municipale), nel quale è stata commemorata la figura di Francesco Vecchio, una delle tante, purtroppo, vittime della mafia, sulla cui morte grava ancora l’oscurità dei mandanti e degli esecutori materiali. Presenti all’incontro la moglie ed uno dei figli di “Ciccio “Vecchio, così come  amabilmente chiamato dal preside della scuola, prof. Giuseppe Frazzetto, che ha aperto i lavori dell’incontro, tracciando una sua breve biografia.

Francesco Vecchio era direttore amministrativo e capo del personale presso le Acciaierie Megara, nella zona industriale di Catania, nel periodo in cui pare si stesse avviando un delicato processo di ristrutturazione e di ammodernamento dell’impresa, sulla base di un investimento di parecchi miliardi di lire.

Vecchio viene descritto come persona amabile ed irreprensibile sul lavoro, attento ai bisogni del personale delle acciaierie ed assolutamente avverso a fenomeni di inquinamento della regolarità e della legalità nella direzione dell’impresa.

Forse è stato per questo motivo, ha raccontato la moglie, che Francesco venne ucciso il 31 ottobre 1990, subito dopo averla avvisata del suo imminente rientro a casa. Pare che Vecchio avesse ricevuto in precedenza parecchie telefonate, per mezzo delle quali aveva subito minacce, senza tuttavia essersi mai piegato alla mafia ed alle sue condizioni e non è escluso che egli stesso avesse scoperto alcuni giochi di malaffare, con cui la mafia voleva imporre la propria volontà alle Acciaierie Megara di Catania, azienda definita da più parti come un vero e proprio presidio di democrazia nei rapporti interni. Ma, ha continuato la moglie, Francesco, non parlava quasi mai a casa del suo lavoro e delle sue preoccupazioni, che tuttavia lasciava di tanto in tanto trasparire. Purtroppo ancora oggi non è stata fatta chiarezza sulle specifiche cause dell’assassinio, dal momento che una prima fase delle indagini si è inutilmente chiusa. Pare però che si sia riaperto uno spiraglio e forse la Procura di Catania potrebbe riavviare l’inchiesta.

L’incontro è stato comunque molto partecipato e sentito dai ragazzi, i quali hanno posto alla sig.ra Vecchio interessanti domande sul valore dei comportamenti antimafiosi e sulla battaglia condotta fin ad oggi dalla sua famiglia. Due, tra tutte, le domande più toccanti, una con cui è stato chiesto se Lei avesse ancora fiducia nella giustizia, l’altra con cui è stato chiesto perchè se i mafiosi sono in pochi e i cittadini in tanti, a combattere la mafia è però un piccolo gruppo di soggetti. E’ un fatto di coscienza civile e di coraggio, ha detto la sig.ra Vecchio, e rivolgendosi ai ragazzi, ha detto che oggi sono proprio loro il terreno fertile su cui fa crescere quella cultura della legalità e della lotta alla mafia, che altrimenti rischia di essere snaturata e sminuita, senza far mai venire meno la fiducia nella giustizia e nelle forze dell’ordine.  

Parlare e scrivere di mafia oggi può sembrare un’impresa difficile, ma in realtà essa è una problematica molto viva e poco contrastata. Prima ancora della società civile, deve essere la Politica a scendere nel campo della lotta alla mafia e dettare regole precise e severe, per garantire a chi si oppone la libertà di esprimersi senza conseguenze ed assicurargli tutti gli strumenti necessari al mantenimento della sicurezza delle persone, delle attività umane e delle attività produttive mediante la magistratura e le forze di polizie. A queste ultime la Politica deve dare la possibilità di operare con tranquillità ed efficienza, senza restringimenti o condizionamenti di sorta, con risorse e strumenti adeguati, per non essere messe in ginocchio dall’indolenza di chi governa. E poi, ancora, un ruolo importante deve essere svolto dai sindacati, quali organismi partecipativi dei lavoratori, dei pensionati e dei soggetti deboli e disagiati. Sono loro che devono svolgere una capillare attività di educazione alla legalità e di informazione corretta e chiara in tutti i luoghi di lavoro, senza infingimenti ed affabulazioni, soprattutto nelle fabbriche e nelle aziende agricole delle Regioni del sud, nelle quali miseria e disagio socio-familiare sono il veicolo maggiore, che conduce alla manovalanza mafiosa. La scuola dà bene il suo contributo, intervenendo nelle famiglie attraverso l’educazione dei loro ragazzi. Ogni luogo è un possibile spazio di aggressione, dunque, da parte della mafia, a volte con metodi sottili e quasi invisibili, ma non per questo oppressivi e meno incisivi, altre volte in maniera manifesta e violenta. Non si dimentichi che anche il luogo della pubblica amministrazione, centrale, periferica e locale, può essere spazio fertile per comportamenti mafiosi, che possono compiersi nella persecuzione, nella supremazia, nell’arroganza, nel mobbing o nello stalking, in tutti quei comportamenti, insomma, che vengono assunti per opprimere la personalità dell’individuo, sia esso cittadino o lavoratore dipendente, per costringerlo ad adeguarsi alla normalizzazione dei potenti o