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In Sicilia l’ennesima emergenza rifiuti. Palermo come Napoli

[1]Mentre la politica parla a se stessa, i risultati estremamente negativi della (non)attività amministrativa e di governo di una casta “di potere” assolutamente deficitaria, con cadenza quasi giornaliera vengono alla luce e inchiodano alle loro responsabilità quanti, politivi, dirigenti e amministratori delegati di società ed enti a capitale pubblico , devono dirigere, coordinare e controllare che i servizi al cittadino a loro affidati sia adeguati, per qualità e quantità,  alle esigenze minime di un paese che si vuole definire democratico.

A Palermo, ma il problema in varia misura si manifesta in tutta la Sicilia, si torna all’emergenza perché la macchina clientelare del capoluogo si è inceppata ed è esplosa. Palermo, come Catania, è fallita. Al pari della città del liotro, ha un buco nel bilancio che farebbe tremare i polsi anche al più capace degli amminsitratori e far intervenire a piè pari la Magistratura contabile, leggi Corte dei Conti, e la Magistratura penale. Praticamente sono fallite e solo Ia perniciosa volontà di una casta politica insipiente impedisce di depositare, come una qualsiasi azienda privata, i libri in Tribunale.

I 200 dipendenti dell’AMIA, la municipalizza creata per la raccolta dei rifiuti, sono in agitazione. I motivi, sempre gli stessi e sempre economici, la conseguenza di questa disorganizzazione aziendale ed economica, i cassonetti dell’immondizia stracolmi e le strade piene di sacchetti.

Come al solito, per coprire le inefficienze e i buchi nei bilanci pubblici o nelle aziende partecipate, si ricorre allì’aumento delle tasse a carico dei cittadini e non si pensa minimamente di entrare nel merito della questione e razionalizzare servizi e finanza. Non si pensa di mandare a casa i dirigenti incapaci, anzi, vengono promossi ad incarichi di più alta responsabilità. A Palermo il Sindaco ha portato in Consiglio Comunale una delibera di giunta che prevede l’aumento della TARSU del 30% . La reazione dell’opposizione è stata violante e ha paralizzato la discussione con oltre 1200 emendamenti.

Le cose che emergono dal dibattito sono di normale, lucida follia. Sembra che il Comune non riesca neanche ad incassare il dovuto dai cittadini e tra gli evasori principali la Fondazione Teatro Massimo il cui presidente è lo stesso sindaco di Palermo, Cammarata.

Come dire. Il primo evasore l’ente presieduto dal sindaco che dovrebbe incassare le tasse. Una situazione  pirandelliana e tipicamente siciliana.

Nessuno ovviamente in campagna elettorale vuole strumentalizzare il problema che però comporta gravi disservizi solo ai cittadini “normali” , visto che in determinate strade i cassonetti sono regolamente svuotati e le strade sempre pulite.

Sarà un caso.