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Magistrati e politica. Codici etici e lavacri morali

[1]Si può esercitare l’azione penale in un provincia e poi, usciti dalla magistratura, fare attività politica nella stessa ? Si può, da Pubblico Ministero, indagare i politici di un territorio e poi sostituirsi fisicamente a loro nel siglare alleanze, indicare candidati a sindaco e fare campagna elettorale ?Accade, nel silenzio di giornali e televisioni, e con la compiacenza di tanti intransigenti moralisti della bisogna, a Mazara del Vallo dove l’ex magistrato della Dda Massimo Russo, oggi nelle vesti di assessore regionale alla Sanità ed esponente dell’MPA di Raffaele Lombardo, ha siglato un accordo con l’Udc ed è impegnato personalmente nella campagna elettorale delle amministrative.

E’ lo stesso Russo che da Pm ha indagato parecchi politici trapanesi, tra cui l’ex assessore regionale dell’Udc Davide Costa, poi peraltro assolto, e l’ex deputato regionale Dc Vincenzino Culicchia che di Russo è oggi compagno di partito.

E’ lo stesso Russo  che, prima di vestire i panni di “assessore tecnico” nella giunta Lombardo,  facendo da sponda al fuoriuscito dell’Udc Massimo Grillo, agitava l’irrisolta “questione morale” suggerendo, in numerosi articoli di stampa, l’adozione di un “codice etico” per la scelta dei candidati.

Trovo triste e anche un  po’ patetica la corsa affannosa di tanti esponenti politici intenti a ricercare il sostegno dell’ex Pm, considerandone la sola vicinanza fisica (fenomeno non meno mistico delle infatuazioni religiose…) una sorta di “lavacro  morale” oltre che un improbabile accreditamento politico in virtù dei quali giustificare le più innaturali delle unioni,  rivelando sì, mai come in questa circostanza, un relativismo morale ed etico davvero sorprendente, oltre che un “tarantellismo” politico assai desolante.

Nino Ippolito