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Lombardo e la politica del chi “c’è c’è”

Si sa, il potere logora chi non ce l’ha e Lombardo, complice una legge costituzionale nazionale il potere assoluto ce l’ha e quindi non si logora.

La politica, o meglio chi gestisce la politica in Italia, ha fatto diventare i presidenti di regione, di provincia (che ricordiamo in Sicilia sono “non costituzionali”) e sindaci, veri e propri dominatori assoluti della vita amministrativa locale.

Con le innovazioni volute con la scusa della ricerca della stabilità politica si sono introdotte varianti all’assetto istituzionale locale che hanno prodotto l’effetto contrario.

Se prima i sindaci e i presidenti erano “dipendenti” dei vari consigli e della maggioranza, ora sono i consigli provinciali e comunali e l’ARS ad essere “ostaggi” dei presidenti e dei sindaci.

Lombardo sta sapientemente sfruttando i suoi poteri per scopi politici del suo movimento e i contrasti all’interno della sua maggioranza appaiono solo come una scusa, sapientemente utilizzata per fini elettorali.

Si vanta Lombardo di aver risolto il problema della sanità ma fidandosi delle carte non si è accorto o non si è voluto accorgere che ha risparmiato 400 milioni di euro ma non razionalizzando il servizio, ma essenzialmente per aver ridotto le prestazioni sanitarie ai cittadini, lasciando inalterato il sistema “baronale” , vera e propria riserva di caccia per voti elettorali, fatto di sprechi, disorganizzazione , e soprattutto clientelismo.

Se solo Lombardo volesse verificare il danno compiuto dall’assessore Massimo Russo dovrebbe farsi un giro per l’Isola e verificare sul territorio il danno prodotto dalla tanto decantata riforma della sanità che ai più è apparso, ed in effetti lo è, una operazione di maquillage su una struttura gravemente malata e deficitaria.

Lombardo afferma che sta dando fastidio perché interviene in settori altamente redditizi, ma la sua occupazione sistematica delle poltrone in posti strategici appare come la riproposizione del tanto vituperato cuffarismo.

Adesso stanco di essere tirato per la giacchetta, forte di un sistema che gli permette di gestire autonomamente la vita di 6 milioni di cittadini, ecco che invece di dimettersi, come sarebbe doveroso visto che la sua maggioranza lo ha sfiduciato, manda a casa i ribelli e raccatta consensi con un metodo che di politica non ha nulla: chi c’è c’è.

Penosa dimostrazione di totale mancanza di sensibilità politica e di rispetto per i cittadini che si ha la presunzione di rappresentare.