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Voto di scambio. L’ultima di Sgarbi: sono gli elettori che possono aver pagato Antinoro e non viceversa

[1]Sgarbi non si smentisce, dopo aver tuonato ai quattro venti che la mafia non esiste  si apprende che il deputato regionale Nino Dina, esponente UDC, è accusato di concorso esterno alla mafia, ora arriva al paradosso di affermare, a proposito dell’avviso di garanzia per voto di scambio all’assessore regionale ai Beni culturali e ambientali e alla Pubblica istruzione Antinoro, anch’esso UDC, a cui è stato inviato un avviso di garanzia per l’ipotesi di voto di scambio, che sono i cittadini che possono aver pagato per votarlo.

Su Antonello Antinoro infatti, il critico ferrarese ha dichiarato  “«Non ci sono dubbi che in Sicilia il voto sia controllato; lo verifico di giorno in giorno. Per questo l’inchiesta su Antonello Antinoro è certamente fondata. Ma altrettanto logicamente non è credibile che egli abbia pagato somme di denaro per ottenere voti. E’ infatti logico il contrario: che gli elettori abbiano pagato Antinoro per poterlo votare».

Da dove scaturisce questa logica convinzione di Sgarbi è difficile saperlo, ma secondo il critico, i magistrati avrebbero quindi preso un abbaglio, anche se si apprende che la Procura avrebbe trovato la prova del passaggio di almeno 3.000 euro da Antinoro agli elettori mafiosi, per 60 voti. 

Il provvedimento a carico di Antinoro e’ stato emesso nell’ambito dell’operazione antimafia ‘Eos’, durante la quale la notte scorsa i carabinieri hanno operato a Palermo 21 arresti di persone esponenti delle famiglie mafiose di Resuttana e San Lorenzo, sempre nellì’ambito della stessa inchiesta, il suo collega di partito Nino Dina, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

L’indagine su Antinoro parte da una intercettazione ambientale da dove gli inquirenti apprendono che due uomini legati del boss di San Lorenzo,  Salvo Genova, discutevano su qualcosa da pagare, secondo l’accusa di parlava di voti,  “50 al pezzo” e sul numero dei pezzi oscillante tra 600 e 800, e sembra che ad un certo punto uno dei due uomini aveva telefonato ad Antinoro per conoscere il numero esatto.

Chissà perchè il mafioso, o supposto tale, ha telefonato ad Antinoro per sapere il numero esatto. Logica avrebbe suggerito di chiedere ai ciddani quanti voti offrire al politico e a che prezzo!

L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai sostituti Gaetano Paci e Lia Sava, che ritengono che la cosca avrebbe avuto come referente per i rapporti con la politica un insospettabile dipendente della società regionale, Multiservizi, in servizio presso il nosocomio di Villa Sofia.

Ma al di là dell’inchiesta  è fuor di dubbio che in Sicilia il voto non solo  è controllato ma è ben presente il voto di scambio anche se è difficile da individuare a causa della situazione “feudale” della politica e del decadimento sociale, così come appare sempre più preoccupante il link mafia-politica.