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Marsala. Al festival del giornalismo di inchiesta …. censurata, a chiare lettere, una testata d’inchiesta

[1]Se mai il 1° festival del giornalismo di inchiesta che si è svolto a Marsala dall’8 al 10 maggio scorso, avesse avuto lo scopo di parlare del giornalismo di inchiesta e quindi della libertà di stampa, almeno a  Marsala, ha mancato clamorosamente il suo obiettivo, al di là del tanto strombazzato “risultato” di pubblico avuto.

E vi spieghiamo il perché. Sabato 9 maggio, nel primo pomeriggio, portiamo al Complesso Monumentale S. Pietro dove alle 17,30 avrebbe avuto luogo un incontro inserito nella manifestazione 1° festival del Giornalismo di Inchiesta A CHIARE LETTERE, alcune copie del numero 4 del periodico siciliano, sicilianista ed indipendente IL VESPRO.

Le consegniamo alla ragazza addetta al ricevimento con preghiera di volerle mettere sul tavolo all’ingresso in modo che i partecipanti al convegno, qualora lo avessero voluto, avrebbero potuto prenderne una copia.

Nessuna obiezione ma, dopo qualche decina di minuti, uscendo in compagnia di un Consigliere comunale di Marsala, notiamo che i giornali erano stati “buttati” per terra sotto il tavolo.

Chiediamo spiegazioni e una persona dell’organizzazione si giustifica affermando che non sono autorizzati a distribuire il giornale. Obiettiamo che a nessuno era stato chiesto effettuare alcuna distribuzione,  ma solo di lasciarlo sul tavolo a disposizione dei partecipanti al convegno.

Poiché la solerte signorina, che peraltro non si è qualificata, ci ha detto che anche la mera posa sul tavolo significava “distribuirlo”, abbiamo deciso di evitare e quindi ritirare tutte le copie riservandoci di chiedere spiegazioni ad uno dei due responsabili della manifestazione.

Consideriamo che in un’area del Complesso, proprio all’ingresso dell’aula conferenze, c’era in quel momento  un banchetto, meglio dire un tavolo, con dei libri, per la maggior parte della casa editrice CHIARE LETTERE.  All’interno di un locale accanto al bar  del Complesso Monumentale, una libreria locale di MArsala aveva aperto una sorta di succursale con una enorme esposizione di libri, i cui autori erano per la maggior parte dei partecipanti al convegno ed editi dalla casa editrice CHIARE LETTERE. Anche qui i libri, secondo alcuni, venivano tranquillamente venduti, anche se per correttezza bisogna riportare l’informazione di una addetta ai lavori che ci ha riferito che si trattava solo di una dimostrazione. Nutriamo forti dubbi perché ci è apparso strano che per una “dimostrazione” si metta a disposizione un numero così impressionante di “pezzi”  e di tante copie di uno stesso libro.  

In ogni caso, domenica 10, incontro, per puro caso, uno dei “responsabili” della manifestazione, Vincenzo Figlioli, a cui faccio presente che l’aver vietato che il nostro giornale venisse messo a disposizione dei partecipanti ci è apparso come una vera e propria censura ove si consideri che Il Vespro è stato l’unico organo di stampa ad aver pubblicato una inchiesta sul festival. 

Il signor Figlioli, uno dei due organizzatori,  anziché scusarsi del fatto, non ha avuto di meglio che accusare Il Vespro di scrivere delle bugie sulla manifestazione e di non essersi  documentato prima,  e che comunque per poter lasciare i giornali bisognava “chiedere” l’autorizzazione. Strano, perché la manifestazione, realizzata dal Comune di Marsala che l’aveva aquisita con delibera di Giunta e non “soltanto sponsorizzata”, si svolgeva all’interno di una struttura pubblica e non privata, ma oltre a ciò non ci risulta che i responsabili dell’organizzazione abbiano invitato le testate a chiedere permessi di sorta.  Ed a proposito di questo, nel progetto “acquisito” dall’amministrazione, non risulta formulata alcuna richiesta da parte dei proponenti, di istituire banchetti per presentare i libri, i cui autori per la massima parte erano scritti dai relatori invitati,  editi dalla casa editricea CHIARE LETTERE.  Dimenticanza?

Ritornando all’incontro con il Figlioli, non riportiamo integralmente quanto ci ha voluto gratificare perché non è nostro costume polemizzare, specie con chi, dall’alto di una supposta  etica giornalistica,  ci ha dato ampia dimostrazione di come tiene in “considerazione”  il giornalismo libero e di inchiesta.

Ci preme però affermare con forza la nostra indipendenza e la nostra correttezza.  

Dal primo numero del nostro giornale pubblicato a Marsala, abbiamo sempre dato dimostrazione che le nostre inchieste si basano su fatti documentati e non sul sentito dire.  

Anche nel caso della manifestazione pomposamente denominata Festival del Giornalismo di inchiesta, sul nostro giornale “censurato” c’era una inchiesta piccola ma significativa, proprio sul festival sul quale abbiamo evidenziato alcune anomalie:  

Quanto alla pubblicazione della notizia della denuncia/opposizione alla manifestazione, presentata dall’avv. Silvio FORTI del foro di Marsala,  alla Procura della Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica ed inviata anche al Presidente del Consiglio Comunale e al Segretario Generale del Comune, è un fatto accertato e documentato tanto che conserviamo copia della denuncia e della ricevuta dell’Ufficio protocollo del Comune in data 30 marzo 2009.

Le nostre osservazioni scaturiscono da una attenta consultazione di atti “pubblici”, non si riferiscono alle attività delle due società bolognesi, Sosia & Pistoia  e Mismaonda che da parte loro hanno realizzato l’evento e ne sono soddisfatti, nè di Communico di Marsala, a parte la “censura” operata dall’organizzazione a danno del nostro giornale,  e nemmeno della Società Editrice Chiare Lettere che in ultima analisi ha realizzato un evento comuqnue importante per la sua immagine, e mettono in risalto alcuni aspetti organizzativi e amministrativi nonchè la procedura seguita dal Comune, apparsi da subito quantomeno anomali.

A questo proposito, ben prima della pubblicazione della nostra inchiesta, abbiamo esposto le nostre osservazioni “giornalistiche” al Sindaco Renzo Carini il quale aveva assicurato un attento controllo di tutto l’iter e la correzione di eventuali errori.

Di tutte le nostre osservazioni l’unica cosa che sembra essere stata “corretta” è la questione relativa al fatto che Communico si riservava il diritto di ricercare sponsor per attività non previste nel progetto da inserire nel corso della manifestazione. Prima della manifestazione infatti, l’amministrazione con una comunicazione ha invitato imprenditori e commercianti a sponsorizzarla. Da quanto risulta anche nei depliant, solo due società hanno risposto all’appello.

Ci appare quantomeno anomalo che una amministrazione pubblica, organizzata con soldi pubblici una manifestazione, reperisca i fondi attuando una una procedura d’urgenza perchè in assenza di bilancio,  sfori anche i dodicesimi di bilancio del capitolo 1/14 per  “acquisire” il progetto, e consenta ai partecipanti di presentare i loro libri.   

Riteniamo che il rifiuto di far mettere a disposizione dei partecipanti al convegno le copie de Il Vespro  all’interno del quale era pubblicata l’inchiesta in questione, sia da considerarsi una vera e propria censura, probabilmente motivata dalla necessità degli organizzatori di evitare che gli ospiti, tra cui magistrati: Antonio Ingroia e Roberto Scarpinato, avessero potuto leggere quanto scritto sulla manifestazione da una testata d’inchiesta. 

Una dimostrazione a chiare lettere di cosa significa giornalismo libero e di inchiesta … a Marsala, dove qualcuno vorrebbe realizzare un Centro Libero per Giornalismo di Inchiesta e di analisi.

Proposta, secondo il GDS dell’11 maggio, “sposata per trovare una verità dei fatti” dal direttore di Chiare Lettere, Lorenzo Fazio.

Rimane da capire quali fatti.