A rileggersi le dichiarazioni dei politici sulla mafia, non ultima quella del Presidente della Repubblica italiana, Napolitano, che è preoccupato che la mafia stessa possa infiltrarsi nell’economia a causa della crisi, c’è da essere seriamente preoccupati. Sempre più spesso politici e personalità varie, si sentono quasi in obbligo di parlare di mafia solo che ognuno ha una sua personalissima visione del mondo mafioso, ma tutti gli interventi appaiono, proprio per la loro palese contradditorietà, come una dichiarazione di resa dello stato centrale nella lotta contro la mafia perché se è vero che negli ultimi 15 mesi le forze dell’ordine sono riusciti a sequestrare ingenti somme di denaro e beni mobili e immobili per oltre 1 miliardo di euro nella sola Sicilia, è anche vero che il Sistema mafioso in Sicilia regge proprio perché risorto, come una fenice, con la massoneria deviata, specie nel trapanese, non attraverso la collusione con la politica e l’economia ma direttamente nelle istituzioni , nessuna esclusa, e nel sistema economico finanziario ed economico, nazionale ed internazionale.
A differenza di quanto è accaduto con la crisi mondiale che ha messo in ginocchio le economie di tutti i paesi industrializzati, la mafia ha risorse, in termini di uomini e mezzi, tali da poter evitare le cicliche crisi che le forze dell’ordine, e la magistratura, sempre più isolate, riescono ad ingliggerle.
Ed infatti è proprio il Procuratore Nazionale della DDA Grasso che conferma “le mafie possono disporre di enormi liquidità ed e’ ampiamente sperimentata la capacità invasiva e corruttiva delle holding criminali. In un momento di fame di soldi che ne maneggia tanti può infiltrarsi facilmente in qualunque istituzione finanziaria. le mafie dispongono di ottime consulenze professionali, di specialisti capaci anche di manovrare capitali per l’acquisizione del controllo di imprese pulite ma in difficoltà”.
La holding mafiosa è strutturata in modo tale che una perdita, anche considerevole, può essere ripianata in breve tempo, recidendo il ramo secco e dirottando su altre canali investimenti e residui “passivi”.
Non c’è un singolo canale riconducibile al famoso terzo livello, quello politico istituzionale colluso con la massoneria deviata, ogni segmento, anche importante, può essere reciso senza contraccolpi. Chiunque si avvicini al terzo livello, viene eliminato, prima fisicamente come Falcone e Borsellino, ora solo “istituzionalmente”.
Quanto poi agli ingenti sequestri, sembra che la mafia si sia convinta che ogni tanto deve pagare il dazio per dare allo stato la possibilità di affermare che combatte il sistema mafioso. Un pò come accade in Afghanistan o in Pakistan dove ogni tanto gli stessi produttori di droga “informano” le autorità della rotta di qualche carico così da farlo sequestrare, ma nello stesso tempo fanno passare ingenti quantità di droga sotto il naso degli stessi militari.
La Sicilia, almeno i siciliani che vivono non nei palazzi, ma quelli che vivono il quotidiano, da tempo si sono accorti che la mafia il suo salto di qualità lo ha già fatto.
Basta girare per le città siciliane per capire come il controllo del territorio da parte ella mafia sia ossessivo, al di là delle continue affermazioni di legalità strombazzate da esponenti politici.
Dal Colle viene facile affermare il diritto e la legalità, così come è stato facile per il Presidente della Camera Fini in visita a Mazara del Vallo, attorniato da decine di agenti di scorta, affermare che la “mafia fugge” . Se fugge la mafia perchè la scorta?
Insomma, nelle istituzioni, anche ai più alti livelli, la confusione regnerebbe sovrana.
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