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Massimo Russo: antinomie di un progetto politico

[1]Non so che concetto della politica abbia l’assessore regionale alla sanità Massimo Russo, non vorrei sbagliarmi, ma credo che Egli intenda la politica, quella con la P maiuscola, come un nobile servizio a favore della comunità. Sono dell’opinione che tutti si devono interessare di politica, ma l’onere di guidare la città, di capire, farsi carico e cercare di risolvere i problemi di una comunità, tanto più numerosa e articolata essa si presenta tanto più complessi questi si rivelano, debba essere esercitato da coloro ai quali sono riconosciute, senza ombra di dubbio, qualità, capacità, competenze ed esperienze politiche, senza alcun pregiudizio sul genere di persona. A ragione, occorre serietà, rigore e ponderatezza nella scelta dei candidati, soprattutto in questa città, luogo in cui il disamore per la politica sembra avere contagiato la collettività, anche a causa di eventi recenti che ne hanno ulteriormente ferito l’immagine. Non sono da se sufficienti l’irreprensibilità morale e un livello culturale medio alto o cattedratico della persona, se ad essa vengono a mancare quei requisiti senza i quali non si può essere buoni amministratori: sapere conoscere la macchina burocratica, sapere orientarsi nella politica, e soprattutto quello di avere consapevolezza delle proprie capacità politiche senza le quali si rischia di creare disastri. In assenza di questi canoni elementari ma non comuni, la politica rischia di somigliare a un gioco di società o da club service; ed esercitarla non è come giocare a Monopoli, costruire alberghi in viale Colombo o acquistare case in Largo della Vittoria. La storia politica mazarese degli ultimi dieci anni, a partire da quel famoso Luglio 1999 quando fu eletto sindaco della città un giovane ricercatore universitario, assolutamente privo di quelle qualità richieste, avrebbe dovuto insegnare qualcosa, quantomeno la cautela nelle scelte. Alla luce delle ultime iniziative dell’ass. Russo, devo ritenere che l’ex magistrato ha un concetto molto riduttivo della politica. Quando l’on. Vincenzino Culicchia propose un nuovo progetto politico incardinato proprio sul dott. Massimo Russo come candidato a sindaco di Mazara, fu lo stesso magistrato a far cadere quella proposta non ritenendo di doversi impegnare in prima persona alla guida della sua città, considerandosi un tecnico momentaneamente prestato alla politica. Adesso lo stesso Russo inventa un progetto politico designando, bontà sua, una figura femminile, alla quale, con tutto il rispetto umano e professionale della candidata, non vengono unanimemente riconosciuti quei prerequisiti indicati dallo stesso assessore. Qualità assenti anche all’altro designato vice sindaco. Non vi è antinomia con le premesse di cui sopra? Inoltre, non vi sarebbe antinomia nel raggiungere compromessi e accordi politici con frange di partito legate a personaggi politici potenti e determinanti, senza i quali, non sarebbe neanche ipotizzabile la realizzazione del progetto? La gente comune ha difficoltà sia a comprendere sia ad accettare simili incongruenze, non fosse altro per la stima che essa ripone nella persona dell’attuale responsabile della sanità siciliana. Anche queste non sono domande da poco. Non so che idea abbia il dott. Massimo Russo della sua Città e dei suoi concittadini se arriva a definire Mazara ” una piccola città“, e il dibattito politico che avviene all’interno dei partiti attorno al suo progetto come” chiacchiere da cortile“. Queste esternazioni mostrano una certa spocchioseria e alterigia che male si addicono a un neofita della politica. Per non uscire dalle chiacchiere da cortile rimane alquanto inspiegabile l’accodamento entusiastico dell’attuale maggioranza uscente al progetto dell’assessore regionale, quando quest’ultima, da anni, aveva preparato in modo scientifico il cambio di cavallo alla guida della città con l’attuale amministratore unico dell’ATO, tanto da essere pronta a schierare le proprie truppe a scendere in campo. Quale contropartita in cambio di questa conversione politicamente inspiegabile ? Come definire una simile ipotesi? “Un voto basato sul do ut es, per quanto giustificabile politicamente, è espressione di morale bassa e volgare” ebbe a scrivere Tocqueville. Il progetto Russo, basato principalmente sulla legalità e trasparenza, ( parole vuote in se stesse, a meno che l’assessore non sia convinto del contrario riguardo i progetti degli altri candidati), significa anche contestare implicitamente l’assenza di tali principi alle amministrazioni politiche precedenti, compresa quella uscente, con la quale si va a stipulare una alleanza. Anche questa è una antinomia. Per questi motivi faccio fatica a capire questo nuovo progetto politico dell’ ex Pubblico .Ministero. 

Luigi Tumbarello