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Mafia ed eolico in Sicilia agli onori del Financial Times

[1]L’inchiesta siciliana nel settore dell’energia eolica, del procuratore della DDA di Palermo Roberto Scarpinato sui presunti legami, tra mafia, imprenditori e politica locali coinvolti nel settore eolico ha avuto l’onore della cronaca su Financial Times di oggi.

FT ricorda che il settore dell’eolico in Italia, per via delle sovvenzioni europee e italiane tra le più alte del mondo ( € 180 per kWh prodotto), ha trasformato l’Italia meridionale in un mercato molto attraente per la criminalità organizzata.

Secondo quanto dichiarato dal procuratore a Guy Dinmore, giornalista del FT, la nuova inchiesta è iniziata la settimana scorsa e riguarda essenzialmente tre province: Palermo, Trapani e Agrigento.

La precedente inchiesta, denominata “operazione vento”  che ha avuto come centro Trapani, e sempre sull’eolico, si è conclusa con otto arresti per presunti commerci di voti (di scambio) e bustarelle per ottenere i permessi di costruzione di parchi eolici. Gli indagati sono sospettati di avere legami con il boss Matteo Messina Denaro.

“E’ un sistema raffinato di legami tra business e politica – dice Scarpinato – un pugno di persone controllano il settore eolico. Ci sono tante società, ma dietro ci sono le stesse persone”.

In pratica, Scarpinato sta mettendo la mani in quella che viene definita “l’evoluzione della mafia” in un sistema aziendale moderno.

Infatti, “cosa nostra” si sta evolvendo alla ricerca di nuove opportunità commerciali, sfruttando la sua storica “ramificazione” e la sua abilità nel corrompere i funzionari pubblici.

E la mafia agisce per ottenere i permessi e aggiudicarsi gli appalti per impianti che poi sono rivenduti a società straniere.

E qui Scarpinato ricorda che ” la cosa incredibile, che chi realizza gli impianti ottengono denaro pubblico per costruire centrali eoliche che non producono alcuna energia elettrica”.

La maggior parte, se non tutti, i parchi eolici in Sicilia sono stati realizzati da costruttori locali, alcuni dei quali hanno speculato in un mercato secondario per i permessi. Una volta realizzati, la maggior parte dei parchi eolici sono stati venduti, attraverso intermediari italiani, a   multinazionali.

International Power del Regno Unito, diventato nel 2007 il più grande operatore nel  settore dell’energia eolica con l’acquisto del portafoglio di Maestrale in maggioranza italiano, inclusi cinque parchi eolici in Sicilia, per un miliardo e ottocento milioni di euro, è ovviamente il primo operatore di energia solare in Italia. A seguire l’italiana ENEL e la tedesca Eon con la partecipata spagnola Endesa le cui quote sono state acquistate nel 2007. Non manca la Francia con EDF.

La mafia non sembra scegliere i propri interlocutori facendo distinzioni di razza e di nazionalità. Il business è business.  

Scarpinato però ha voluto precisare che malgrado le multinazionali siano a conoscenza dei “realizzatori” dei parchi, non c’è alcun prova che fossero a conoscenza del coinvolgimento della mafia.