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LEGALITA’: per Lombardo la Sicilia è avanti su sicurezza, norme antiracket e solidarietà

Si alla norma anti racket sugli appalti, no all’obbligo di denuncia dei clandestini da parte dei medici del Servizio Sanitario Nazionale. Sono contento che finalmente il parlamento nazionale si avvii a prendere una posizione chiara, condivisa da una larga maggioranza, nel progetto di legge sulla sicurezza. Questo messaggio di legalità e civiltà è già partito con forza dalla Sicilia, visto che nei mesi scorsi il governo regionale, da me presieduto, e l’Assemblea regionale siciliana hanno assunto provvedimenti analoghi. Mi piace pensare che il nostro operato possa essere d’esempio per tutto il Paese”.

Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, rivendica con forza l’operato della Sicilia in termini di legalità e civiltà, facendo riferimento  alla legge antimafia approvata alla fine del 2008 dall’Ars, alla direttiva antiracket e antimafia emanata all’inizio dell’anno dall’assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, e alla norma sull’obbligo di cure sanitarie a tutti i  cittadini,  a prescindere da razza, religione e condizione sociale che è stata inserita in un articolo della legge di riordino del sistema sanitario siciliano, approvata il 25 marzo scorso.

“Provvedimenti – aggiunge Lombardo – che non esito a definire di alta politica e che vanno ben al di là delle normali vicende partitiche. Da quando ho assunto la guida del governo regionale sono impegnato in una forte azione di recupero dei valori, di cui questa regione ha fortemente bisogno. La legge antimafia è stata approvata all’unanimità dal parlamento siciliano e affronta il problema con una volontà politica chiara, come ribadito anche dalla recente legge finanziaria che ha stanziato quattro milioni di euro per finanziare la legge regionale n. 15 del 2008. La direttiva antimafia, firmata dall’assessore Russo, lo scorso 10 febbraio,  prevede proprio che ‘chi paga il pizzo’ o non presenta denuncia per aver ricevuto richieste in tal senso, o comunque cede a estorsioni di ogni genere, non potrà avere rapporti contrattuali  né con l’assessorato regionale, né con le aziende collegate e in caso di contratti già stipulati la loro automatica e immediata risoluzione”.

“Il rigore manifestato in questi atti – prosegue il presidente – era indifferibile, sia per scoraggiare certi comportamenti illegali, sia per dare un segnale chiaro ai tanti rappresentanti della società civile che avevano presentato istanze in tal senso. E, a scanso di equivoci, siamo andati oltre, prevedendo l’inserimento nei contratti, degli obblighi del rispetto della tutela delle norme di sicurezza sul lavoro e in materia previdenziale”.

“Per quanto riguarda gli aspetti sanitari – conclude Lombardo – la Regione siciliana ha scelto di garantire le cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti ed essenziali a tutti  coloro  che si trovano sul territorio della Regione senza che ciò implichi alcun tipo di segnalazione all’autorità,  salvo i casi in cui sia obbligatorio per disposizione inderogabile di legge, e a parità di condizioni con i cittadini italiani. Ci è sembrato un elementare principio di solidarietà e civiltà che è proprio di una terra  come la Sicilia , ricca di cultura e di storia. Prevedere il contrario non sarebbe un atto cristiano”.

 

Questo il testo integrale dell’articolo inserito nella legge di riforma:

“Nelle more di una nuova disciplina regionale relativa all’assistenza sanitaria ai cittadini extracomunitari, da adottarsi nei limiti della competenza statutaria in materia di igiene e sanità pubblica, la Regione, in applicazione dei principi costituzionali di eguaglianza e di diritto alla salute nonché di gratuità delle cure agli indigenti, garantisce a tutti coloro che si trovino sul territorio regionale, senza alcuna distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali, le cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti o comunque essenziali individuate dall’articolo 35, comma 3, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, senza che ciò implichi alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio per disposizione inderogabile di legge, a parità di condizione con i cittadini italiani“.