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Neri come il ….Carbone.!!!

Tra qualche giorno, ci sarà l’incontro con il Prefetto di Messina per la questione Edipower  riguardante la Centrale di San Filippo del Mela (Me), ma  il Prefetto non può certamente far prevalere, almeno per valutazione gerarchica, la normativa regionale rispetto a quella nazionale ed europea, oltretutto con l’ attuale regime sanzionatorio in capo alla Regione Sicilia, per i ripetitivi  sforamenti  emissivi.

Allora potrà accadere che la Edipower, giochi la carta della riconversione a carbone o sistemi bifuel, sfruttando il Decreto Legge che  facilita la riconversione delle centrali ad olio combustibile a carbone, con la condizione della riduzione delle emissioni.

Questa riconversione degli impianti, è possibile “in deroga alle vigenti disposizioni di leggi nazionali e regionali che prevedono limiti di localizzazione territoriale, purchè la riconversione assicuri l’abbattimento delle loro emissioni di almeno il 50% rispetto ai limiti previsti per i grandi impianti di combustibile“, che sono elencati nel decreto legislativo dell’aprile del 2006.

Questa disposizione è valida anche alle riconversioni in corso alla data di entrata in vigore della legge.

L’esperto intervistato da Abc è il Prof. Nicola Varcasia, docente di Conversione dell’Energia presso la Facoltà di Ingegneria Industriale di Milano.

Il Prof. Varcasia spiega che, sebbene oggi l’energia elettrica da carbone costi meno di quella dal nucleare, bisogna considerare che: “con i costi aggiuntivi dati dalla cattura e sequestro della CO2, il costo del kilowattora salirebbe e il nucleare potrebbe diventare più competitivo“.

A tal punto non crediamo nelle buone intenzioni di Edipower, che mira sicuramente a ottenere proroghe per giungere indenne al 2014, dopodichè sarà tutta un’altra storia.

Occorre invece ben strutturare un vero Piano Energetico Regionale  per  perseguire:

Questi obiettivi possono essere perseguiti, a favore di una maggiore indipendenza energetica fondata sul pieno sfruttamento del potenziale delle fonti rinnovabili.

Il Piano Energetico Regionale dovrebbe essere meglio riformulato, in modo da garantire alla Sicilia  un futuro energetico in linea con i traguardi europei del 2020, e contribuire allo sforzo dell’Italia per centrare gli obiettivi di Kyoto.

LA SICILIA E‘ TRA I KILLER DEL CLIMA.!!!

È dunque grave che la Regione continui a NON sostenere una vera strategia per ridurre le emissioni, i consumi e favorire lo sfruttamento di risorse energetiche da fonti rinnovabili.

Pensare al carbone significa compromettere gli impegni dell’Italia e relegare l’Isola a stato di sottosviluppo energetico,  per salvaguardare poche centinaia di lavoratori impedendo così  la creazione di circa 5000 occupati nelle sfruttamento da fonti rinnovabili. A migliore intelligenza si precisa che la combustione del carbone, come quella di ogni altro composto del carbonio [1], produce anidride carbonica [2] (CO2), oltre a quantità variabili di anidride solforosa [3], a seconda del luogo dal quale è stato estratto. 

L’Anidride solforosa reagisce con l’acqua [4], formando acido solforoso [5]. Se l’anidride solforosa viene rilasciata nell’atmosfera, reagisce con il vapore acqueo ed eventualmente torna sulla terra in forma di pioggia acida [6].

Le emissioni della combustione di carbone in centrali elettriche rappresenta la più grande fonte artificiale di anidride carbonica, che secondo la maggior parte degli studiosi del clima è causa primaria del riscaldamento globale [7]. Oltre a questo, nelle emissioni degli impianti sono presenti molti altri inquinanti.

Inoltre, queste emissioni sono le principali responsabili delle piogge acide [6] di alcune nazioni. Le centrali elettriche [8] moderne utilizzano varie tecniche per limitare la nocività dei loro scarichi e per aumentare l’efficienza della combustione, anche se queste tecniche non sono utilizzate in molti paesi, visto che gravano sul costo degli impianti.

Per ridurre le emissioni sono state proposte tecniche di “sequestro” della CO2, ma non in larga scala.

Il Carbone contiene anche tracce di altri elementi, compresi l’arsenico [9] e il mercurio [10], che sono pericolosi se rilasciati nell’ambiente. Il carbone contiene anche tracce di uranio [11] ed altri isotopi [12] radioattivi [13] naturali, che rilasciati nell’ambiente possono comportare una contaminazione radioattiva.

Sebbene queste sostanze siano presenti solo in tracce, bruciando grandi volumi di carbone ne vengono rilasciate quantità significative. Una centrale a carbone, durante il suo funzionamento, se il minerale è contaminato può emettere nell’aria più radioattività di quella che emette una centrale nucleare di pari potenza ma fortunatamente da quando si è osservato il fenomeno, la presenza di parti estranee viene controllata.

Il carbone minerale, qualunque sia la sua qualità (litantrace, antracite, lignite, torba) e per quanto vagliato e polverizzato, essendo residuo fossile di materiali lignei e vegetali, contiene sempre, oltre allo zolfo, anche se in differenti dosi, maggiori quantità rispetto ai derivati del petrolio di metalli pesanti (quali nichel [14], cadmio [15], piombo [16], mercurio [10], cromo [17] e arsenico [9]) e di alogeni, in particolare fluoro [18], cloro [19] e loro composti.

L’acido solforico e gli altri acidi forti, come quelli cloridrico (HCl), fluoridrico(HF) e nitrico (HNO3) non sono, peraltro, gli unici prodotti indesiderati della combustione che, se perfetta, dovrebbe generare solo acqua sotto forma di vapore e anidride carbonica (o biossido di carbonio – CO2).

È infatti ben noto che un’ossidazione incompleta (ed a maggior ragione lo sarebbe con un combustibile allo stato solido anziché liquido e/o gassoso) produce anche ossidi di azoto (NOx) e monossido di carbonio (CO).

Però il carbone è il combustibile che costa meno, dicono che può essere utilizzato con tecnologie moderne per abbattere le emissioni, ma noi conoscendo la debolezza dei nostri amministratori, l’intraprendenza degli operatori, le storielle sulle centraline di rilevamento, il teatrino della Centrale di Compressione Gas di Monforte Marina, il modo come è stato “calato” l’HMU3 della Raffineria di Milazzo, preferiamo non introdurre questo altro elemento di rischio.

Al  Prefetto invece, umilmente ci permettiamo di suggerire, di non accogliere proposte che non siano sostenute da precise garanzie reali di adempimento e della responsabilità civile, escutibili a prima richiesta. 

Salvatore Crisafulli
Vice Pres, TAT