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Agricoltura. Al G8 di Vittorio Veneto, protesta degli agricoltori

[1]Una delegazione di Altragricoltura ha incontrato in occasione del G8 ieri 19 aprile a Vittorio Veneto la commissaria europea all’agricoltura Fischer Boal alla quale ha consegnato un ordine del giorno sulla situazione agricola mondiale. La commissaria ha ascoltato attentamente le richieste degli agricoltori di Altragricoltura e ha proposto un incontro di lavoro a Bruxelles. La delegazione di Altragricoltura incontrerà in questi giorni anche il Ministro all’agricoltura On. Zaia per valutare una proposta unitaria da proporre alla commissaria all’agricoltura Boal Fischer.

Questo è quanto accaduto in questi giorni al G8 a Vittorio Veneto. 

La Confederazione Altragricoltura per la Sovranità Alimentare e il Tavolo Verde Puglia sono presenti oggi a Vittorio Veneto in occasione del G8 Agricolo con una delegazione contadina italiana in rappresentanza delle vertenze territoriali e di settore contro la crisi agricola e per la Sovranità alimentare.

 La delegazione proviene da diverse regioni italiane ( Sicilia Sardegna Puglia Basilicata Campania Toscana) ed ha avuto l’adesione di diversi sindaci in rappresentanza delle diverse istituzioni locali che sostengono le piattaforme e le rivendicazioni del movimento contadino. In particolare è presente il comune di Decimoputzu (CA) dove è in corso una delle battaglie più significative per gli agricoltori italiani degli ultimi anni: quelli per impedire la vendita all’asta di migliaia di aziende sarde. 

La nostra presenza in Veneto durante il G8 Agricolo ha due principali obiettivi. La prima è quella di dire con forza ai ministri dell’agricoltura del G8 che i problemi del cibo, dell’alimentazione e dell’agricoltura si risolvono con la democrazia economica, la giustizia sociale e garantendo i diritti: va restituito ai popoli del mondo ed ai contadini il diritto fondamentale alle scelte espropriato loro dai multinazionali, finanze e speculatori. In una parola va garantita la Sovranità Alimentare dei popoli. 

La crisi alimentare planetaria, che si inserisce in quella finanziaria, ambientale ed energetica è la diretta conseguenza del modello della globalizzazione neoliberista e, dunque, i governi del G8 dovrebbero, prima di tutto, dismettere queste politiche che affamano il Sud del mondo e producono profondi guasti sociali nel nord. 

Ma noi siamo qui anche in nome della vertenza generale che stiamo conducendo sulla risi agricola nelle campagne italiane che sta esplodendo con particolare virulenza nel Mezzogiorno ma che, ormai, coinvolge settori decisivi come quelli dell’allevamento del Nord e minaccia di estendersi e coinvolgere tutto il comparto produttivo del paese.

Siamo qui perché la nostra agricoltura, il suo patrimonio di lavoro e tutela del territorio, sono in un rischio mortale.

 Stiamo diventando un grande mercato di consumo di prodotti agroalimentari (con il nostro Made in Italy sempre più in mano ai grandi marchi di proprietà di finanzieri, industriali, lobbies e multinazionali) mentre stanno chiudendo nell’indifferenza le attività produttive. È una crisi pesantissima che mette a rischio la stessa permanenza del Patrimonio di lavoro e di gestione del territorio che per generazioni le famiglie degli agricoltori hanno garantito al paese. Oggi, per migliaia (quattrocentomila), si profila lo spettro di dovere presto chiudere l’attività: le terre potrebbero presto passare definitivamente di mano alle banche, alle multinazionali, a speculatori, affaristi o al capitale mafioso ed illegale. 

Con quelle terre cono stati garantiti investimenti importanti con cui agricoltori ed allevatori hanno rischiato il proprio denaro per assicurare lavoro e cibo e tenere in produzione il territorio, convinti che fosse, semplicemente, loro dovere. 

La verità è che nessun investimento fatto negli ultimi anni scorsi dai contadini è , ormai, remunerativo dalla vendita del prodotto che viene pagato loro sempre meno e sotto i costi di produzione: a fine annata agraria, da troppo tempo, scoprono di avere solo accumulato perdite, indebitandosi, mentre ai consumatori aumenta sempre di più il costo della spesa. 

Nessuna azienda di alcun altro settore produttivo avrebbe potuto reggere questa situazione ma, per gli agricoltori e gli allevatori, è diverso: sono sulla terra, ne hanno la proprietà, facile preda di molti che sfruttano il lavoro contadino; sono legati ai tempi della natura di cui soffrono l’impazzimento climatico ed ambientale pagandone pressi economici crescenti. Terra che, come è sempre più chiaro  a tutti noi, gli agricoltori sono chiamati a gestire responsabilmente per conto di tutti i cittadini.

Questo sarà possibile, però, se le nostre campagne saranno vive con uomini e donne a lavoro gratificanti nel reddito e nelle condizioni sociali, altrimenti perderemo tutti e l’intero Paese sarà più povero, più debole, meno sovrano. 

Per noi, non è questione di altri soldi: la tutela delle nostre aziende produttive è una grande questione sociale e di scelte. Non siamo con il cappello in mano a chiedere l’elemosina che, poi, finirebbe per arrivare nelle tasche di qualche furbo magari legato al carrozzone di sottopotere di turno. Siamo, con la nostra lotta, a pretendere misure di equità e giustizia. Per noi, le nostre famiglie e tutti i cittadini.

 Per questo, oggi, siamo a Vittorio veneto, per dire ai ministri dell’agricoltura dei paesi del G8 che noi non staremo a guardare morire le nostre aziende e che se il Paese perderà i suoi agricoltori saremo tutti più poveri, più deboli e meno Sovrani.