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Aboliamo le province. Buon consiglio, ma in Sicilia sono abolite dal 1946 eppure…

[1]Nino Sala, di Alleanza Etica, si chiede come mai “in questo momento di forte crisi economica e con una calamità come il terremoto in Abruzzo non si aboliscono le provincie! perchè questo Stato continua a vessarci con balzelli e tasse di tutti i generi, dicendoci che servono a mantenere servizi per il Popolo, quali lo sanno loro! Per me sono solo chiacchere e “tabbaccheri di lignu”, la verità che questi enti costituiscono solo la mangiatoia nella quale gozzovigliano e banchettano le clientele politiche di tutti i partiti (di destra e di sinistra), i luoghi dove posteggiare i “trombati” di tutte le elezioni, nazionali e regionali, i posti dove facilmente e oscuramente distribuire favori e prebende agli amici e anche ai “nemici”. Adesso che la crisi deve ancora arrivare, è l’ora di dire basta. E mi chiedo, dove è finia la campagna di “Libero” per l’abolizione delle provincie, era solo una iniziativa per vendere più giornali?”

Alle sue domande si è parzialmente risposto da solo, per quanto riguarda la Sicilia, c’è solo da ricordare che l’art. 15 dello Statuto “Costituzionale” Siciliano, ha abolito le province e gli uffici ed enti ad esse collegate sin dal 15 maggio 1946.

I colpi di mano della Corte Costituzionale e una legge regionale del 1989, dopo ben 43 anni di “proroghe”, le hanno reintrodotto violando la norme costituzionali ma senza poter “modificare” lo statuto in quanto ogni variazione, così come la Costituzione, può essere modificata solo con legge costituzionale.

La legge “incostituzionale” siciliana, si può a buon titolo definire la legge dei “posteggiati” abusivi.