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raffinazione petroli: l’assessore Gianni su tributi erariali

I rappresentanti delle regioni italiane scrivono ai ministri Giulio Tremonti, Stefania Prestigiacomo e Raffaele Fitto per sostenere le rivendicazioni della Sicilia, con particolare riferimento alla richiesta di applicazione dell’articolo 113 della Finanziaria del 2001, laddove si prevede la compartecipazione alla gestione dei tributi erariali da parte delle regioni sedi di impianti di produzione e stoccaggio di prodotti petroliferi. Sulla questione interviene l’assessore regionale all’Industria, Pippo Gianni.

“Ad oggi sul territorio regionale – afferma l’assessore Gianni – si produce e si raffina circa il 60 per cento del petrolio consumato in Italia. Con la norma si intende dare la possibilità ai comuni e alle regioni sedi di impianti di raffinazione e stoccaggio di disporre di risorse finanziarie importanti per attivare programmi di  salvaguardia e sviluppo eco compatibile nel territorio”.

“La stessa legge Finanziaria – aggiunge l’assessore all’Industria – prevede che l’entità della compartecipazione venga stabilita in conferenza unificata Stato-Regioni in tempi rapidi. Sono però sorte difficoltà interpretative che hanno fino ad oggi impedito l’applicazione della norma. Oggi la Conferenza unificata ha chiarito, con la lettera sottoscritta dal presidente, Vasco Errani, che il riferimento è rivolto agli impianti di più elevate dimensioni e di più elevata importanza economica, ovvero agli impianti di raffinazione dei prodotti petroliferi”.

 Per potere uscire dalla situazione di stallo le regioni propongono che il governo nazionale valuti o una modifica legislativa in tal senso o, in alternativa, un’interpretazione autentica della legge che consenta di individuare i suddetti impianti.

 “Una volta individuati gli impianti e i relativi tributi – si legge nella lettera che i rappresentanti delle Regioni hanno inviato ai ministri – si potrebbe definire in Conferenza unificata la richiesta di compartecipazione per i Comuni e per le Regioni interessati senza modificare le aliquote attualmente in vigore”.

 “Con ciò – precisa Gianni – viene anche eliminato l’alibi di quanti sostengono che l’applicazione della norma potrebbe gravare sulle tasche dei cittadini, perché non si avrebbe alcun innalzamento del prezzo dei prodotti petroliferi posti in commercio”.