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SISMA in Abruzzo: sicurezza sul lavoro quasi zero, sicurezza nelle scuole inesistente, norme antisismiche disattese, mancano i soldi e Berlusconi parla di ponte

[1]Se guardasse con attenzione i veri problemi dell’Italia il Presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi, l’uomo della provvidenza, si accorgerebbe che il paese avrebbe bisogno di una classe politica e dirigente capace di far decollare il paese per renderlo al pari con le altre nazioni.

Invece di pensare alle grandi opere faraoniche che servono solo ai grandi gruppi finanziari del nord e a Impregilo, pensasse a finanziare la politica del rinnovamento delle strutture.

Invece, ogni volta che accade una tragedia, ed in Italia accade spesso, ecco che si guarda indietro e ci si chiede perché succedono.

La classe politica, prima ed unica responsabile, con ipocrisia e quasi con cinismo, si rammarica ed esprime solidarietà alle vittime  e promette rapidi interventi per la ricostruzione.

Ecco la parola magica: ricostruzione. Mai che si decida seriamente di parlare di adeguamento delle infrastrutture alle norme di sicurezza e antisismiche.

L’Italia tutta si trova in un stato di insicurezza e pericolosità tale da far tremare i polsi a qualsiasi politico eppure … si vivacchia.

Ogni norma viene disattesa, sicurezza sul lavoro quasi zero, sicurezza nelle scuole inesistente, norme antisismiche completamente disattese, e, mentre si afferma che non ci sono soldi per intervenire, ecco che Berlusconi spara la sua trovata del ponte sullo stretto.

La legge 626/94 è inapplicata in quasi tutti gli edifici pubblici, scuole comprese, perché non ci stanno soldi per finanziare le opere e lo stato si garantisce proroghe su proroghe mentre pretende la piena applicazione per i privati.

Messina 1908, Belice 1968, e poi Friuli, Irpina, Puglia, e tanti altre piccole e grandi tragedie che hanno un luogo comune: l’incapacità della classe politica di pensare ad amministrare il paese e a renderlo sicuro e vivibile.

In Giappone probabilmente questo terremoto avrebbe fatto qualche danno e forse nessun morto, in Abruzzo, una scossa del sesto grado della scala Richter ha prodotto un disastro enorme ed una carneficina.

La cosa inquietante è che la legge che impone la costruzione di edifici con predisposizioni antisismiche è del lontano 1981 ma quasi tutti gli edifici costruiti in precedenza non sono stati messi in sicurezza e , visto che ad ogni terremoto crollano anche strutture pubbliche e private costruite dopo il 1981, c’è da ritenere che la legge non è stata applicata e lo stato è stato assente o distratto.

Eppure ingenti finanziamenti pubblici sono stati utilizzati per lo scopo. Che fine hanno fatto ?

Adesso ci auguriamo che si prenda coscienza della situazione catastrofica esistente in Italia e si ponga rimedio con coscienza e professionalità.

Ma sentendo Berlusconi che ad ogni più sospinto non si dimentica di dire che quello che fa lui gli altri non lo hanno mai fatto, c’è da pensare che la musica non cambierà. Ha sbandierato i 30 milioni di euro per i primi interventi come se fosse qualcosa di straordinario. Avrebbe fatto meglio a dire che il Consiglio dei Ministri ha dirottato già da subito verso l’Abruzzo i miliardi stanziati nuovamente sull’opera inutile che solo lui e quanti oggi a lui si sono accodati: il ponte. E si tratta di ben tre miliardi di euro e non, come sembra, soltanto uno.

[2]Ai cittadini abruzzesi possiamo solo dare la nostra solidarietà e da siciliani pensiamo di poter loro suggerire di non farsi fregare come hanno fatto i cittadini di Gibellina che invece di vedersi ricostruire la città secondo lo schema antico ma con nuove tecnologie, si sono visti costruire un orrendo agglomerato di case abbruttite da inutili ed insignificanti enormi strutture definite “monumenti” .

I brasiliani sono riusciti a ricostruire mantenendo intatti gli antichi colori e l’architettura originale,   [3] il Pelourinho, quartiere di Salvador di Bahia. Totalmente restaurato e trasformato in patrimonio mondiale dell’umanità.

[4]Noi in Sicilia abbiamo ricoperto di cemento un cittadina, e la trovata è stata considerata un capolavoro dell’arte moderna che è stata battezzata con il nome di Grande Cretto di Burri, dal nome del suo “artista”, per costruirne un’altra nuova,  fredda e orrenda.

Ma ancora oggi, a Messina e in Belice, intere famiglie vivono nelle baracche e nei prefabbricati.

Anche questo ci differenzia dagli altri.