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Castelvetrano: ancora convegni sulla mafia ed ancora ipotesi e studi

[1]Ancora convegni e discussioni sulla mafia. Ancora parole ed ancora mafia nel quotidiano siciliano. Questa volta, la sede di questa “ossessiva” voglia di parlare di mafia è il Liceo Classico “G. Pantaleo” di Castelvetrano dove, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta presso, sulla situazione del trapanese ed in particolare sulle ramificazioni della mafia, organizzata dal Centro Pio La Torre, il sostituto procuratore di Palermo  ha affermato che ”Non ci sono elementi per ritenere che Matteo Messina Denaro sia l’attuale capo di Cosa nostra. A Palermo la mafia sta vivendo un periodo di transizione dopo l’arresto di Salvatore Lo Piccolo, con l’ascesa di boss emergenti come Gianni Nicchi e Mimmo Raccuglia, ma in questa fase storica, con i numerosi arresti perpetrati dalla magistratura, si può affermare che non vi sia un capo assoluto dell’organizzazione mafiosa”.

Secondo Ingroia, ”Il boss trapanese e’ l’ultimo latitante del gruppo dei fedelissimi di Toto’ Riina, responsabile del periodo delle stragi, in particolare quelle del ’93 a Firenze, Roma e Milano. Se in futuro sarà’ in grado di diventare Capo di Cosa Nostra? Io credo che riusciremo ad arrestarlo prima che ciò’ avvenga”.

“Il principale problema di questo territorio – ha concluso Ingroia –  e’ che qui non si e’ mai sviluppato un vero movimento antimafia, per questo molti uomini dello Stato si sono trovati a combattere da soli esponendosi al piombo della mafia”. 

Il Presidente del Centro Studi Pio La Torre Vito Lo Monaco, ha concluso affermando che la mafia trapanese ha avuto un ruolo fondamentale e negativo nel secondo dopoguerra, che a Castelvetrano si apre con l’uccisione di Salvatore Giuliano rapporti con la mafia americana, e il ruolo nei traffici illeciti, nel contrabbando e nella droga, rendono lo studio dell’attività’ mafiosa di questa zona un elemento fondamentale per approfondire la conoscenza del fenomeno mafioso siciliano.

Ecco, noi non siamo magistrati, non siamo esponenti politici, non siamo pensatori o docenti universitari, ma siamo convinti che la mafia vada combattuta con il silenzio, con la legalità nella vita quotidiana che purtroppo manca in Sicilia, e soprattutto, con la dimostrazione quotidiana di voglia di vivere liberi e in un paese democratico. 

I convegni, le tavole rotonde, gli studi sulla psicologia della mafia, sembrano tanto attività di professionisti dell’antimafia come Sciascia ha definito questo immenso bacino di enti, associazioni, istituzioni, e quant’altro, vivono giornalmente parlando solo ed esclusivamente di mafia. 

Vorremmo che si cominciasse a denunciare il problema dello schiavismo in Sicilia dove oltre il 60% della forza lavoro è sottopaga o in nero, che i politici cominciassero veramente a fare politica ed amminstrare in nome e per conto del popolo e non per gli interessi della casta, che la stampa cominciasse a dare segni di indipendenza dalla politica e dal mondo degli affari,

Ecco che forse, qualcosa comincerebbe a cambiare e sarebbe la dimostrazione più limpida di come un paese voglia veramente combattare la mafia e le ingiustizie sociali.