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Crisi. Il paradosso: non si produce per consumare ma si consuma per produrre beni assolutamente effimeri e superflui.

[1]In questi mesi abbiamo assistito alla caduta del sistema finanziario occidentale, tanto che tutti gli analisti hanno subito definito questo processo, come un terribile scossone alle finanze degli stati e dei sistemi bancari globalizzati, facendo ipotesicatastrofiche sul futuro: ma una domanda nasce spontanea, perché tutto ciò è accaduto e perché una crisi finanziaria ( quindi fittizia) coinvolge anche l’economia reale?

 La verità sta, non nella perdita di valore dei prodotti derivati, ma nella scomparsa, ormai da diverse decine di anni, dei valori che dovrebbe essere il codice etico sul quale fondare un codice di comportamento generale di tutti gli operatori economici e finanziari.

Il sistema economico degli stati occidentali, non si regge sulla produzione necessaria a soddisfare il consumo, ma siamo arrivati all’esatto opposto, cioè sul consumo che alimenta la produzione, in altre parole oggi non si produce per consumare ma si consuma per continuare a produrre beni assolutamente effimeri e superflui, nati da bisogni innaturali e non necessari alla vita, creati dalla tecnica per far da volano all’economia reale ma soprattutto a quella virtuale cioè la finanza.

Siamo quasi, al capolinea, l’uomo schiavo della tecnica, avendo perso il senso dell’esistenza, non può liberarsi della sua condizione servile, tanto da essere lui stesso fonte di energia per il meccanismo perverso che lo domina, siamo in Matrix! e non c’è né rendiamo conto, preferiamo illuderci della bontà del contesto che mettere a nudo le nostre convinzioni sul mondo esterno.

La modernità ha reso l’umanità convinta di poter correre verso l’ignoto senza freni e senza codici etici che regolassero la velocità di questo treno, solo che ora il treno è andato a sbattere con violenza contro il muro della realtà, provocando un numero ancora imprecisato di vittime.

Se analizziamo i processi che hanno fatto crollare tutto, dalle borse alle banche, dalle aziende alle famiglie, ci rendiamo conto di come si era convinti di poter gestire la finanza con semplicità, nella consapevolezza che si reggesse da sola o peggio nella speranza che a pagare non sarebbe stato il contraente dei debiti ma il suo successore, permettendo una esponenziale crescita dei disavanzi e dei prestiti senza limite e senza necessità.

Certo per l’acquisto di una casa è logico il mutuo, ma per televisori al plasma e Hi phone no. Tutto questo perde ogni razionalità per scivolare nella schizofrenia più assoluta, per dirla nella nostra lingua, il siciliano,  “pani no, ma bicicletta si”. Ecco che la saggezza tradizionale del popolo, rende forse di più di tante belle analisi puntuali degli esperti:  si è preferita la bicicletta, bene non necessario, al pane fondamentale, con il risultato che sulla bicicletta non ci potremo salire più perché ci mancheranno le energie per pedalare.

Quello che è successo testimonia come sia mancato il senso della Giustizia e  l’Etica del lavoro e del dovere a tutto il sistema, che avrebbe dovuto regolare il rapporto tra consumo e produzione, tra libertà e responsabilità, cosa che avrebbe impedito, al mondo occidentale, di creare bisogni materiali sempre più spinti e innaturali.

Ma un vantaggio, però, quello che è successo lo ha prodotto , se non altro tutti si sono resi conto che così non può più andare, e che adesso c’è la necessità di ritornare al reale, che non ti delude mai, lasciando le illusioni moderniste a chi vuole tenere l’uomo schiavo  della finanza e della tecnica.

Questa crisi di valore economico è stata principalmente una crisi di Valori Spirituali, ma deve risolversi, immancabilmente, in un riallineamento Etico così da restituire Giustizia, Verità, Libertà e Responsabilità al tempo che stiamo vivendo.

(Nino Sala)