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Comune Marsala. 37 milioni di finanza creativa e rischio dissesto reale

[1]Tutto tace al palazzo circa la questione dei 37 milioni di euro in mutui contratti e rinegoziati dall’amministrazione Galfano nel febbraio 2007, che con un’operazione di ‘’swap”, poi giudicata ‘’rischiosa” dalla Corte dei conti, passò dal tasso fisso a quello variabile.Per chi non è avvezzo nei termini della finanza “ad alto rischio”, lo swap,  è uno strumento finanziario e consiste nello scambio di flussi di cassa [2] tra due controparti che appartiene alla categoria dei derivati   che altro non è ogni titolo [3] il cui valore è basato sul valore di mercato [4] di altri beni (azioni [5], indici [6], valute [7], tassi [8] ecc.). Per sua natura il rischio del derivato è elevato in quanto è difficile da stimare poiché la funzione di pay-off [9] dipende da  variabili di cui non è nota la distribuzione di probabilità [10].

A titolo di esempio, un soggetto A può acquistare un bond [11] a tasso variabile e corrispondere gli interessi che percepisce ad un soggetto B. B, a sua volta, acquista un bond [11] a tasso fisso, percepisce gli interessi variabili di A e gli gira gli interessi a tasso fisso.

Il rischio di controparte [12] è sempre a carico del cliente; la Società Gestione Risparmio [13] svolge un ruolo di intermediazione finanziaria [14] agendo per conto terzi (non per conto proprio). Il cliente non firma un contratto con la SGR, ma con un altro cliente della SGR; la controparte [15] resta anonima e non controfirma il contratto. Ossia ogni cliente ha copia di un contratto con la sua firma senza la sottoscrizione della controparte. 

Un marasma generale che sappiamo tutti come è andata a finire e l’Argentina, la Parmalat, la Cirio ed altri, evidentemente non hanno portato consiglio all’amministrazione comunale di Marsala. Ciò che appare inquietante è l’estrema leggerezza con cui una amministrazione pubblica entra in finanza “volatile” mettendo a rischio la stabilità economica dell’ente. Per Marsala il rischio dissesto non è una ipotesi peregrina. 

Il Sindaco Carini cerca di correre ai ripari, sempre che sia in tempo, e quindi, con una delibera di giunta approvata il 23 febbraio scorso di cui stranamente non viene data notizia, ha approvato un ‘’atto d’indirizzo” (di fatto, una disposizione operativa) con il quale si invita il dirigente del settore Risorse Finanziarie, Nicola Fiocca, di ‘’conferire apposito incarico a professionisti esterni in possesso di specifiche ed elevate cognizioni tecniche che consentano l’esame e le valutazioni dei profili di legittimità dell’operazione di swap posta in essere dal Comune di Marsala, sia relativamente agli aspetti civilistici, sia ad eventuali aspetti penalistici, con l’obiettivo di individuare tutte le iniziative utili a tutelare l’ente davanti agli organi giurisdizionali competenti, compresa la presentazione di eventuale esposto, in danno della Banca HSH Nordbank AG e della Società di consulenza Value Solutions srl, al fine di tutelare l’integrità del patrimonio e dell’immagine dell’Ente”.

E’ evidente che la giunta Carini con questa operazione cerca da un lato, di evitare il peggio, e dall’altro di rivalersi su chi ha consigliato in tal senso la precedente amministrazione cittadina.

‘’Condivido il giudizio della Corte dei conti” affermò il vice sindaco,con delega al Bilancio, Michele Milazzo quando la questione venne a galla, e fu l’unico di cui ricordi una precisa presa di posizione.       
E’ però anomalo il fatto che l’amministrazione non abbia sentito la necessità di chiarire la questione alla cittadinanza e mantiene il tutto nelle sale del potere quasi a tutelare i possibili responsabili di questa situazione che vede il Comune in bilico tra il dissesto finanziario e la bancarotta.

Nicola Fiocca, dirigente del settore finanze, spiegò che l’adesione è stata decisa dopo aver valutato la proposta di una società di consulenza finanziaria di Roma, che propose al Comune di rinegoziare 30 milioni di euro di mutui contratti negli anni precedenti con Cassa Depositi e Prestiti e i 7 milioni con la Bnl.

Fiocca, che tra il 2006 e il 2007  curò l’iter di questa operazione di alta finanza creativa, quando scoppiò la bomba affermò che ‘’quando venne firmato il contratto gli esperti finanziari dicevano che i tassi d’interesse sui mutui erano in discesa. E il piano che ci venne proposto prevedeva un guadagno, in 30 anni, di un milione e mezzo di euro. Poi, però, due mesi dopo, si registrò il crollo delle Borse internazionali, New York, Tokio, etc., e le cose cambiarono…”.

Già, per guadagnare, si fa per dire, 33 mila euro l’anno si rischia ora il dissesto. Ma chi valutò all’interno dell’amministrazione i rischi e chi era in grado di capire i meccanismi dello swap, dei bond, dei derivati ed  entrare in borsa e rischiando i soldi pubblici?