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Totò Cuffaro Vs Raffaele Lombardo

Bronzi di Riace [1]

Bronzi di Riace

Ed alla fine gli amici per forza sono divenuti nemici per davvero. Stiamo parlando di Salvatore Totò Cuffaro da Raffadali e Raffaele Lombardo da Catania, precedenti salesiani ed ex DC. Il primo in esilio forzato e dorato al Senato e il secondo voluto proprio da Cuffaro alla presidenza della Regione.
Cuffaro era convinto che alla fine la politica regionale sarebbe continuata sulla falsariga di quella che lui da quasi un decennio aveva tracciato, ma da subito, al di là degli incontri “amichevoli” Lombardo ha cominciato a dialogare con l’ex Presidente dell’ARS, Gianfranco Miccichè, naturale nemico politico di Totò e che nella scorsa legislatura lo ha ostacolato non poco in assemblea, criticandolo spesso e volentieri.  
Lombardo è partito lancia in quarta contro il sistema sanitario siciliano, anche se sta sbagliando clamorosamente gli obiettivi lasciando il “sistema malato” in piedi e limitandosi a tagliare come da antiche tradizioni di politica insipiente (l’ultimo “scandalo” sanitario in Sicilia ne è la palese dimostrazione), e ovviamente ha iniziato una capillare occupazione dei posti di potere sostituendo gli uomini di Cuffaro messi da questi nei posti chiave dell’amministrazione regionale.
Adesso Lombardo va giù duro e tocca un ente che sta proprio a cuore dell’ex presidente: l’agenzia dei rifiuti e per le acque” la cui soppressione sarà decisa il prossimo 10 dicembre dall’Assemblea Regionale (DDL 192).  A Cuffaro questo non va proprio giù.
L’agenzia secondo il pensiero di Cuffaro doveva essere la panacea di tutti i mali del settore e risolvere fra l’altro il problema dello spreco di risorse umane e di denaro, oltre che garantire continuità al servizio.
Ma come spesso succede le cose in questa terra di Sicilia, non vanno mai nel senso sperato e come sempre enti ed associazioni nati per risolvere i problemi diventano loro stessi problemi di spreco e postifici di lusso per politici trombati alle elezioni e parenti e amici di parenti.    
Secondo Cuffaro il problema è che Lombardo sta operando una certosina demolizione del sistema economico e finanziario senza costrutto e il caso della super manager Palocci, che con 548 mila euro l’anno di stipendio per l’incarico di capo del dipartimento Programmazione, ha fatto esplodere lo scandalo degli stipendi d’oro della disastrata regione, messo accanto alla questione dell’agenzia, deve aver toccato i nervi scoperti del senatore.
“Lombardo  è in preda ad una furia sostitutrice”  ha dichiarato a Emanuele Lauria di Repubblica, aprendo di fatto lo stato di belligeranza latente fra i due ex “amici”.
Don Totò stavolta ha proprio sbottato e sembra evidente che è alquanto scontento di come si stanno mettendo le cose in “mamma regione”.
Lui è preoccupato non tanto perché Lombardo sta sostituendo i suoi uomini al governo della regione, tanto per gli errori che l’attuale presidente e la giunta stanno commettendo.
Ma in Sicilia ad esseri preoccupati sono solo i siciliani, che anche per loro colpa, si portano dietro la  zavorra della classe politica insipiente che in oltre sessanta anni di autonomia ha solo sprecato risorse, distrutto il territorio e ha fatto arretrare economicamente e tecnologicamente Isola di cinquanta anni.
Intanto sono costretti ad assistere alla ennesima e sicilianissima “guerra dei Roses”