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SICILIA: i nuovi business

[1]La Sicilia, bella e dannata. Dopo la sanità, la formazione, uno dei tanti  bubboni siciliani che dimostra come con il denaro pubblico la Regione agevola la formazione di sistemi clientelari e li alimenta con ingenti finanziamenti destinati per lo più al mantenimento delle strutture associazionistiche, il tutto  a spese del contribuente. La formazione ha creato un sistema al di sopra del sistema istituzionale da quale trae linfa  vitale per esistere e soprattutto per “moltiplicarsi”.

La Regione Siciliana  nel 2007 ha impiegato per la formazione “della nuova forza lavoro” qualcosa come 432 milioni di euro che per chi non ha ancora “mentalmente” recepito l’euro, significano 864 MILIARDI delle vecchie lire.

Un fiume di denaro che alimenta associazioni, enti e fondazioni che dovrebbero dare ai giovani disoccupati una qualificazione professionale per l’inserimento nel mondo del lavoro.

[2]A fronte di questo immenso patrimonio pubblico il fallimento totale di una idea di fondo certamente  degna  di attenzione,  ma che come spesso succede in Sicilia, varata la legge, trovato l’inganno..  ed allora i fondi diventano preda di associazioni, fondazioni ed enti vari che presentano corsi di vario genere fini a stessi se non fine a mantenere in piedi la propria struttura.

Una formazione inutile che come dimostrano i numeri presentati nella relazione della Corte dei Conti, questa “formazione”  selvaggia non ha portato un’adeguata riduzione della disoccupazione, anche in considerazione che la legge regionale prevede la formazione per l’impiego e si scontra con la norma nazionale che riconosce direttamente all’azienda i contrbuti per la formazione “diretta” del neo assunto. Le aziende quindi hanno tutto l’interesse di assumere personale da formare per ottenere i benefici fiscali che altrimenti non avrebbero assumendo persone “qualificate”.  Allora viene da chiedersi come mai nessun politico, sia esso di sinistra o di destra, abbia mai denunciato questo stato di cose e di questa assurdità tipicamente siciliana che costa al contribuente mezzo miliardo di euro l’anno.

Nel 2006 il dato della disoccupazione si è stabilizzato al 13,5%  per gli uomini e del 18,4%  per le donne e il dato del 2007 tende a salire.

Secondo la Corte, il dato più allarmante riguarda la disoccupazione giovanile a cui dovrebbe prevalentemente rivolgersi la spesa per una seria  e  mirata formazione professionale. Infatti, nel 2005 il dato disoccupazionale riguarda il 40,6% per gli uomini e il 52,1% per le donne. Un fallimento su tutta la linea di un progetto nato con grandi obiettivi che ha partorito nel tempo carrozzoni sovvenzionati da denaro pubblico, utili per posti di sottogoverno e centri di assistenzialismo. 

Tutto il sistema della formazione professionale  fa acqua da tutte le parti. La Regione Siciliana finanzia ogni genere di corsi, istituiti per far numero e senza che i partecipanti abbiano la pur minima possibilità di inserimento nell’attività lavorativa perché questi corsi vengono programmati autonomamente dalle associazioni, fondazioni o enti, e non provengono, per “indirizzo” e per numero di addetti, da richieste di aziende o industrie.

Si sfornano addetti al marketing,   di informatica, di assistente sociale, tecnico per la fruizione museale (?), gestori di Bed & Breakfast (?), addetto stampa nell’era di internet (?), esperto di imprese no profit (?), etc.etc.

Chi più ne ha ne mette in questo calderone senza fondo e senza controlli sulla validtà progettuale e sui riscontri occupazionali. Anarchia completa ed assistita con i soldi dei contribuenti.

[3]A chi fa comodo che tutto ciò continui? Difficile dirlo ma il sistema che si è creato intorno alla formazione sembra aver acquistato una notevole potenza politica, non a caso molte associazioni e fondazioni sono “vicine a partiti e sindacati”, che lo rende permeabile ai cambi di governo, di qualsiasi colore essi siano.

In questo contesto non sorprende la recente elezione nelle file del PDL all’ARS di Ignazio Marinese, ex dirigente generale dell’Assessorato al Lavoro della Regione Siciliana, ora membro della V Commissione Cultura, Formazione e Lavoro.