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A Marsala la nuova mafia: lo schiavismo del terzo millennio. Ma è tutta la Sicilia sottomessa e schiavizzata.

[1]Un tempo si diceva che in Sicilia mancava il lavoro. Un tempo, non tanto lontano, la parte più povera della popolazione era costretta ad emigrare al nord Italia o all’estero.
Oggi si contano nel mondo circa 30 milioni di Siciliani o oriundi siciliani molti dei quali legati alla Sicilia. Un popolo della diaspora iniziata nel lontano 1860 con la grazia  “dell’unificazione”  voluta dagli inglesi e realizzata per i loro interessi, che ancora oggi tiene ben stretto il cordone ombelicale che lo tiene legato alla terra d’origine.
Con l’avvento della terza “repubblica italiana”, per i siciliani le cose sono cambiate … in peggio.
Il lavoro continua ad essere una chimera e fatto ancora più preoccupante, l’emigrazione, che oggi interessa non più la parte non acculturata della società ma anche e soprattutto i giovani neo laureati e tecnici in possesso di alta specializzazione e professionalità. La Sicilia quindi, da colonia e terra di emigranti sta lentamente diversificando il proprio ruolo divenendo “bacino” di menti da sfruttare per l’industria e l’economia italiana. Dopo aver reso possibile il boom economico del nord, ora “assesta” il colpo con i giovani laureati e tecnici siciliani. (vedere filmato : http://it.youtube.com/watch?v=CnzMEA7QeqI [2]).
[3]In questo contesto un’altra aspetto sociale si sta manifestando con sempre più evidenza la nuova mafia, cioè lo schiavismo. Fino a qualche tempo fa il mafioso era rappresentato con la sua immancabile doppietta sulle spalle e con aspetto truce. La nuova tipologia di mafia invece, al di là di quella tradizionale e dei colletti bianchi o del terzo livello, di quella dell’alta finanza e della politica, è fatta di persone “normali”.
E’ noto che per effetto dell’emigrazione diminuisce, lentamente, il numero dei disoccupati ma aumenta, in modo esponenziale, il numero di occupati schiavizzati.
Nel mondo del lavoro siciliano il lavoro in nero è intorno al 25/35% del totale, buona parte voluto dagli stessi lavoratori, ma è il rimanente 65/75% % che sotto gli occhi di tutti sta divenendo il vero problema sociale.
[4]Contratti di lavoro a termine o a tempo indeterminato secondo le norme di legge ma, orari di lavoro mediamente del 30% in più del lecito senza  la corresponsione di straordinari, giornata di riposo (obbligatoria) neanche a parlarne, periodo di ferie inesistente, totale assenza di qualsiasi tutela all’interno del posto di lavoro, e spesso, si parla dell’80% del totale, il lavoratore (schiavo) riceve un salario mediamente del 20/30% di quello indicato in busta paga!
Una situazione generalizzata a Marsala ma che appare come ” norma” di vita in tutta l’Isola.
I nuovi negrieri, uomini di cultura e al di sopra di ogni sospetto e stimati professionisti che è in realtà sono schiavisti inumani, avidi di denaro  … che hanno imparato bene a sfruttare il popolo, non vengono da fuori l’Isola, sono nostrani e conoscono bene l’inerzia dello stato in Sicilia.
Non c’è attività lavorativa in Sicilia esente da questo nuovo sistema “Italia” che affronta il problema con convegni (milionari), riunione sindacali (inutili), statistiche e quant’altro utile a spendere soldi e non a risolvere i mali che affliggono la società siciliana.
Il tutto condito da una forte dose di vigliaccheria generalizzata che impedisce le denunce e peggio, c’è sempre qualcuno, che aspetta alla finestra di prendere il posto della persona cacciata per proteste, alle stesse condizioni, e in alcuni casi peggiorative, di schiavitù del primo.
Tanto lo stato non fa nulla e lo schiavista dopo una bella multa riprende il suo ruolo di schiavista potendo contare su un numero infinito di schiavi e di aspiranti schiavi.
E lo stato sta a guardare e peggio ancora aspetta le denunce per intervenire.