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Dopo Berlusconi, Anche Lombardo sulla via di … Gheddafi.

E’ deprimente assistere ai giochetti gheddafiani e la facilità con cui i capi di governo nazionale e ministri degli esteri, ed ora anche il presidente della Regione Siciliana, cadono nei tranelli del leader libico.

Dal 1968 Gheddafi infatti, tiene sotto scacco l’Italia e si diverte a sbeffeggiarla. Promesse ed abbracci con Prodi e Berlusconi, “intesa di massima” con D’Alema, minacce di rappresaglie, da non considerare l’episodio dei  due missili SCUD che   ancora gli americani ci devono spiegare perché solo loro li avrebbe “intercettati”, sono una costante.Andreotti nel lontano 1984 firmò importanti “accordi” con il colonnello e autorizzò la fornitura di armamenti.

Ma Gheddafi, che ha espropriato dei loro beni migliaia di italiani continua a vantare crediti dall’Italia e l’Italia risponde sottomettendosi.

Gli incontri dei politici italiani con Gheddafi sembrano quasi dei pellegrinaggi , quasi che Tripoli fosse Lourdes.

Poteva il presidente della Regione non andare in Libia ad ossequiare il suo leader? No di certo. Ed ecco che, convinto che il peschereccio sequestrato recentemente sia stato rilasciato grazie a suoi buoni auspici con l’attuale ambasciatore della Libia in Italia, Lombardo si avvia a percorrere, in senso inverso, la rotta della “speranza” attraversata da migliaia di disperati opportunamente “dirottati” verso l’Italia dall’astuta volpe della Sirte.

Per il rilascio del peschereccio Valeria Prima, “sequestrato dai libici con l’ormai classico abbordaggio di piratesca memoria in acque internazionali, Berlusconi ha promesso di costruire lungo la costa libica una bella autostrada panoramica che da Bengasi arrivi fino a tripoli e forse oltre.

Ora arriva Lombardo in pellegrinaggio. Non sappiamo se e dove sarà da Gheddafi ricevuto ma in definitiva, dopo tante pacche sulle spalle e l’ulteriore dimostrazione di forza del libico,  cosa pensa di concludere  il presidente della Regione con l’astuto dittatore democratico?

[1]Gheddafi il regalo ai siciliani e all’Italia continuerà a mandarlo, tutte le settimane, sotto forma di barche stracolmi di disperati e sarebbe opportuno che si cominciasse a dire chiaramente che in Libia non entra e non esce nessuno senza il consenso di Gheddafi e del suo clan.  E’ il suo modo per tenere l’Italia sempre sotto pressione perché sa che alla fine qualcosa riesce sempre ad ottenerla perchè, a differenza degli italiani e dei siciliani, ha capito di che pasta sono i politici nostrani.

Da quasi quarant’anni Muhammad sta giocando con l’Italia come fa il gatto con il topo, e il topo ovviamente, è l’Italia.