Ai docenti universitari: Enrico Iachello, Vincenzo Guarrasi, Guido Pescosolido, Franco Benigno, Andrea Romano, Salvatore Lupo, Giuseppe Giarrizzo, Ninni Giuffrida, Giuseppe Carlo Marino, Orazio Cancila ed agli altri 20 firmatari del documento.
Esimi signori,
pur non avendo letto interamente il vostro documento pensiamo di avere elementi sufficienti per poter contestare, con dati di fatto, la vostra presa di posizione nei confronti del Presidente della regione Siciliana Raffaele Lombardo.
In premessa, e per sgombrare il campo da facili illazioni su possibili faziosità dell’Osservatorio Sicilia con l’attuale presidente della Regione Siciliana, ci preme precisare che non ci convince l’autonomismo di Lombardo e non ci convince la sua azione di governo di oggi come non ci ha convinto la sua azione amministrativa alla Provincia di Catania. L’illustre professore Cancila al termine della sua difesa di Garibaldi e dell’unità d’Italia, e dopo aver contestato duramente il Presidente Lombardo, suggerisce a questi fatti e concreti e sollecita contributi per poter svolgere studi seri sulla storia della Sicilia.
Questa sollecitazine, nei termini in cui è stata riportata dai media, fa sorgere subito una domanda che in parte è anche una risposta: ma allora sarà vero che gli studi storici fin qui non sono stati seri … o veritieri?
Qualche tempo fa il Presidente della Repubblica italiana disse, a proposito dei movimenti autonomisti, che si trattava di “rigurgiti secessionistici”, oggi, eminenti professori universitari parlano di “frasi deliranti”. E’ solo questo che l’Italia sa dire alla Sicilia che pretende di conoscere la vera storia dell’assioma di stato definito “risorgimento”?
Parliamoci chiaro. Quali libri di storia si usano nelle università italiane? La risposta più semplice è: quelli che scrivono i docenti che così incassano anche i diritti d’autore e “insegnano” la loro storia e la loro scienza, spesso intrisa di convincimenti personali, politici e sociali.
Il sistema Italia si basa su falsi storici non tanto perché i contenuti dei libri che scrivono i docenti per i loro corsi di laurea siano falsi, quanto perché scritti secondo una visione “statalista” e perché ripropongono un’epopea “eroica” stinta e non più credibile anche e soprattutto grazie all’avvento delle nuove tecnologie di comunicazione.
Non c’è traccia in questi “libri” di ricerca ed approfondimento di uno dei tanti periodi storici bui d’Italia che era e rimane, uno stato debole e senza identità perché non ha popolo ed impone ai propri studenti la sua verità storica di vincitore. Il filo conduttore è l’esaltazione di Garibaldi, eroe e liberatore, e il risorgimento “italiano”. Risorgimento italiano, non siciliano!
Questo continuo richiamarsi all’unità d’Italia appare sempre più come un modo per demonizzare la (ri)scoperta del popolo Siciliano del suo passato per potersi riappropriare del proprio futuro non potendo l’Italia affermare di essere ”una nazione, un popolo” che è cosa ben diversa di uno stato “unito”.
L’Italia, non lo diciamo noi che non siamo “storici”, è una entità geografica all’interno del quale convivono “forzatamente” diverse culture e diverse lingue, che l’Inghilterra vittoriana, per suo interesse e per proprio conto volle mortificare ed unire, per meri interessi economici e di egemonia geopolitica.
La violenza “dell’unificazione” spacciata per liberazione, appoggiata dalla nobiltà siciliana in decadenza e da malfattori e banditi che si unirono a Crispi e Garibaldi e che si sono sostituiti nel potere e negli errori ed orrori ai monarchici borboni prima e savoiardi poi, è stata tutto fuorché una vera e sentita guerra di unificazione. La Sicilia terra di conquista e di sfruttamento coloniale.
E la Repubblica, la cui nascita ancora oggi è avvolta nelle ombre delle truffe, dei tradimenti e dei brogli, in questi sessanta anni non ha certo invertito la tendenza monarchica di considerare l’Isola una colonia.
Prima per il suo zolfo a cui miravano gli inglesi, ora per il suo petrolio e per il suo gas.
In cambio i siciliani hanno avuto e continuano ad avere sottosviluppo, emarginazione ed elemosine di stato.
E come dimenticare la ricchezza culturale ed economica del sud svanita nel breve volgere di un decennio a favore del nord, con Torino capitale.
Bene ha fatto il presidente a dire ciò che almeno il 90% dei siciliani pensa: “bisogna abbattere i simboli di un’impostura chiamata Unità d’Italia”. La Sicilia fa parte dell’Italia, annessa con forza e contro la propria volontà, ma vogliamo almeno che la storia sia quella vera e non quella arrogante e falsa che lo stato impone.
Il Risorgimento per la Sicilia è stato la più grande beffa della sua storia e la monarchia savoiarda prima e la repubblica poi, l’hanno sfruttata e colonizzata fino a toglierle anche l’anima attraverso uno scientifico sistema di “contributi” generalizzati che hanno convinto il popolo siciliano della imprescindibilità dell’elemosina di stato.
E questo non lo dice solo il Presidente della Regione Siciliana , ma anche quel signor nessuno come “molto gentilmente” il signor Orazio Cancila definisce il cittadino.
Cancila dice che adesso si sta esagerando. Forse la “cosa” che definisce preoccupante potrebbe derivare dal timore che una rivisitazione della storia italiana, alla fine possa far scoprire a tutti i siciliani, secoli di bugie o mezze verità opportunamente riproposte da “soloni” dell’intellighenzia italiana che da sempre si ritiene depositaria del sapere nazionale.
Pensiamo che i firmatari del documento, invece di agitarsi contro il Presidente della Regione Raffaele Lombardo e difendere Garibaldi, farebbero meglio a spiegare perché la vera storia del bandito Garibaldi, il pirata e il negriero, condannato a morte a Genova per alto tradimento e cospirazione, e del Risorgimento italiano, imposto alla Sicilia con violenza e con la truffa, si trova solo in testi in lingua inglese, tedesca e francese, ma non in italiano. Qualche notizia su Garibaldi si trova perfino in libro in lingua pechinese.
L’era di internet ha spiazzato tutti. La rete oltre ai libri stranieri ha contribuito a togliere il velo sulle ipocrisie italiche dell’unità e svelato le menzogne di stato.
Se, come afferma un quotidiano siciliano, i firmatari del documento rappresentano la risposta del mondo accademico possiamo dire, numeri alla mano, che questo “mondo” è ben poca cosa ed ha ben pochi argomenti se trenta presidi ne sono considerati “una parte importante”
E il fatto che tra i firmatari di questo “illuminato” documento di condanna a Lombardo ci siano docenti e “storici” siciliani, “unionisti”, non sappiamo se per convinzione o per scelta, che ancora oggi continuano a riproporre assiomi di stato, appare come una negazione della storia siciliana.
Non è Lombardo che vuole stravolgere la storia, è l’Italia che con la sua debolezza e con le sue paure del passato, l’ha scritta a piene mani ”omettendo” di riportare circostanze ed avvenimenti che altrimenti avrebbero messo sotto una luce diversa il tanto celebrato “risorgimento” .
Se è vero che gli storici non devono entrare in polemica, è altrettanto vero che chi si definisce storico dovrebbe avvertire l’obbligo culturale, morale e civile di confrontarsi sulla storiografia e non definire assurde preconcettualmente, le testi storiche di altri “non allineati”.
Se la Sicilia ha fatto quattro rivoluzioni contro i borboni questo significa che comunque il popolo era vivo ed antimonarchico ma da qui ad affermare come fa Cancila che la Sicilia con l’unità ci ha guadagnato, ce ne passa, eccome…
Appare chiaro, e non poteva essere diversamente, il fatto che Cancila sia un unionista. Possiamo ipotizzare che Cancila, come gli altri firmatari, possa avvertire il timore che i suoi libri, dopo un attenta rivisitazione della storiografia, possano risultare “inesatti” e contenere fatti e circostanze “disarticolate” rispetto alla realtà storica.
Si può concordare con Cancila quando afferma che Lombardo sta usando questo accresciuto sentimento siciliano di verità storica per scopi politici, e siamo d’accordo con lui quando afferma che Lombardo dovrebbe dimostrare le sue convinzioni con atti politici. Ma se chiede al presidente stanziare fondi pubblici (eccolo il problema) per effettuare studi seri sulla storia siciliana, questo significherebbe che di serietà sulla storia del Risorgimento “ufficiale” e degli eventi storici che l’hanno seguito, non v’è ombra.
Per l’intellighenzia il cittadino siciliano deve rimanere ignaro, ignoto, inerme ed inutile e mentre nel resto del mondo si mostra la storia millenaria della Sicilia, i Siciliani di oggi non conoscono neanche la storia dei loro ultimi 50 anni censurata da un anacronistico e illegale “segreto di Stato” italiano.
Il governo nazionale italiano che sottrae furbescamente ai siciliani miliardi di euro all’anno di tasse sulla raffinazione del petrolio, incassate incostituzionalmente dall’Italia, ha ridotto i siciliani al terrore quotidiano della povertà e del disastro ecologico incombente.
Le banche in Sicilia pretendono dai clienti privati interessi superiori mediamente del 50% rispetto a quanto richiedono in “Italia”.
Il comprensorio di Milazzo ha il record di morti per TUMORE ai polmoni. 1.000 sono nascite di bambini deformi nell’area petrolchimica di PRIOLO causa diretta di raffinerie obsolete.
Leggi italiane permissive oltre ogni limite di decenza politica, norme di sicurezza ridicole, giudici imbavagliati e ricatto del lavoro. La legge italiana con le sue sfumature e fatta da ascari siciliani sembra significare: “Siciliano se vuoi stare in Sicilia, lavora da schiavo in questo inferno, consuma i nostri prodotti cancerogeni, genera figli deformi e crepa di tumore, tu e tutta la tua famiglia”.
Magnifiche città archeologiche come Gela, Megara, Milazzo, Imera deturpate da raffinerie e centrali termoelettriche e adesso, con la compiacenza dell’attuale governo regionale retto da Raffaele Lombardo si continua ad uccidere i siciliani disponendo la realizzazione di ben 4 inceneritori per incenerire la spazzatura di mezza Italia a danno dell’economia e della salute dei siciliani.
Antiche città come Agrigento, Palermo e Taormina sconvolte dal traffico di milioni di auto e camion.
Il centro storico della pur moderna città di Messina, assediato per 30 anni dal transito di 4.000 TIR al giorno.
Una rete ferroviaria che risale al periodo del fascio, e con una percorrenza media di 35 kilometri l’ora, altrimenti oltre si rischia il deragliamento, sulla quale le Ferrovie dello Stato Italiano ci facevano pagare anche il SUPPLEMENTO RAPIDO. In treno da Venezia a Torino (430 km) ci si impiega circa 4 ore e 30 minuti. Da Trapani a Catania, (360 km), oltre 9 ore.
5 MILIONI di siciliani sono reclusi, da 60 anni, entro i confini naturali della più grande isola del Mediterraneo, in una riserva inesauribile di braccia da lavoro, cervelli laureati e carne da cannone da sfruttare per le guerre economiche italiane al completo servizio delle multinazionali del petrolio. L’emigrazione verso il nord Italia e verso gli Stati Uniti e l’Europa nell’ultimo decennio sono aumentati e cosa più grave perché viene a mancare anche un ricambio generazionale della classe dirigente, interessa i giovani laureati.
5 MILIONI di siciliani senza diritto all’autodeterminazione , senza la possibilità di avere una istruzione adeguata, ospedali funzionanti, senza porti e aeroporti decenti, senza decentramento amministrativo e con il governo locale concentrato nelle mani di pochi politici impreparati, spesso, come dimostrano le cronache giudiziaria di questi ultimi anni, ladri e mafiosi.
Il patto costituzionale tra Sicilia e Italia, firmato nel 1946 e definito eufemisticamente “Statuto di Autonomia Speciale della Regione Siciliana” (Siciliana e non Sicilia come l’intellighenzia nazionalista continua ad affermare) “ e parte integrante delle norme della Costituzione italiana , conquistato contro la monarchia italiana, e contro i “soloni” universitari di storia e di diritto costituzionale afflitti da amnesia acuta, è stato ‘ sistematicamente umiliato, ignorato, calpestato e cancellato unilateralmente dall’Italia anche in aperta violazione del Trattato di Pace di Parigi del 1947.
E già il fatto che ad oltre 60 dalla resa incondizionata firmata da Badoglio, i media, i politici e l’intellighenzia continuino a ripeterci che si è trattato di “armistizio”, appare come la dimostrazione lampante che l’Italia da secoli mente spudoratamente al suo popolo e sulla sua storia.
A testimoniarlo le note chiare ed indelebili scritte nel preambolo del trattato che si riportano integralmente in lingua inglese: “Italy, having surrended unconditonally , signed terms of armistice” che tradotto in italiano significa: L’Italia si è arresa senza condizioni anche se essa ha usato il termine armistizio.
La differenza tra un armistizio e una arresa è che il primo presuppone degli accordi tra le parti per il cessate i fuoco, quindi ognuna delle parti fa delle concessioni. Nel secondo caso, come quello italiano, la resa nelle mani del vincitore è stata totale e il Trattato, concordato, è stato imposto all’Italia.
Uno stato che mente così spudoratamente al suo popolo quale credibilità può avere e quale rispetto può pretendere? Uno stato che “benedice” la Corte Costituzionale che interviene a modificare la carta costituzionale (vedere la questione dell’Alta Corte) invece di “sentenziare” sulla legittimità costituzionale delle leggi, come può definirsi “stato di diritto”?
Uno stato che non rispetta gli obblighi internazionali (vedi Trattato di Pace) ed i patti sottoscritti con i propri cittadini (Statuto Siciliano) può definirsi democratico?
Anche gli attuali docenti universitari sono stati colpiti da amnesia acuta?
Esimi docenti, siete in grado oggi di spiegare a siciliani tutto ciò senza tornare sul tema trito e ritrito della mafia?
Il nostro è un piccolo giornale, indipendente e “sicilianista” e non ha bavagli, quindi, se lor signori pensano di essere depositari di verità contrarie a documenti storici e fatti incontrovertibili della storia, vi invitiamo ad un pubblico dibattito dove si potranno confrontare fatti e circostanze storiche che hanno interessato la Sicilia dal ‘700 ad oggi. E dove se non a Marsala, dove iniziarono i problemi per la Sicilia e per i Siciliani.
Se non voleste confrontarvi ci permettiamo di consigliarvi di fare un approfondito esame di coscienza e cercare di “effettuare” quelle serie ricerche storiche proposte al Presidente Lombardo, come dovere professionale, etico, morale e culturale, e non chiedere per far ciò, contributi dallo stato.
Pensiamo sia un dovere dei ”dottori della storia” la ricerca della verità storica, continuamente confrontata e rivisitata, senza preconcetti e con il solo intento della ricerca della verità.
La storia dei vincitori poteva andare bene fino a vent’anni fa. Oggi, con le nuove tecnologie in tema di comunicazione, questo non è più possibile.
Michele Santoro
Direttore Osservatorio Sicilia
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