Fonti del Dipartimento di Stato affermano che gli USA temono che la messa in stato d’accusa del presidente Pervez Musharraf potrebbe pregiudicare la guerra al terrorismo. Il Pakistan, secondo queste fonti, svolge un fondamentale ruolo nella guerra in atto. Anche se ormai da tempo il comandante in capo delle Forze Armate della coalizione in Afghanistan, ma anche la CIA, accusano l’intelligence pakistana di complicità con gruppi di militanti di Al Qaida.
Da tempo alcuni alti funzionari del Dipartimento di Stato e lo stesso comandante in capo in Afghanistan stanno facendo pressione sul presidente George W. Bush per ottenere il benestare pakistano per consentire alle truppe degli stati uniti di entrare nelle aree tribali per combattere i talebani e al AlQaida.
Secondo quanto riportato dalla CNN, negli ambienti governativi USA la preoccupazione sembra palpabile e le possibili conseguenze che potrebbero derivare da questa intricata situazione pakistana potrebbero essere rilevanti.
La CNN cintando funzionari americani, afferma che Musharraf ha il 50% di possibilità di venir condannato e qui si ripropone la domanda: cosa farà Musharraf? Le opzioni che gli rimangono, a meno che non voglia difendersi come dice in Parlamento, sono tre, farsi da parte, sciogliere il parlamento, rovesciare il governo.
La prima appare impraticabile perché farsi da parte significherebbe minimo l’espulsione dal paese ma la sua vita sarebbe seriamente messa a rischio.
Quale che sia la decisione di Musharraf è chiaro che gli USA lo appoggeranno e le indiscrezioni che provengono dagli USA secondo cui alti funzionari del Dipartimento di Stato affermerebbero che le tre le opzioni disponibili per Musharraf sono costituzionalmente praticabili, lo confermerebbero.
D’altra parte non hanno alternativa; e né Nawaz Sharif né Zardari sono affidabili e “potenti” come l’attuale leader del paese e poi c’è da considerare la variabile “fondamentalista” che fino ad oggi sembra attendere gli eventi.
Il destino del Presidente Musharraf e il futuro politico del Pakistan è in gran parte nelle mani del capo di Stato maggiore dell’esercito generale Kayani, suo fedelissimo come il Capo dell’ISI Nadeem Taj. In questa situazione è possibile che possano verificarsi incidenti e proteste di piazza che potrebbero sfociare in violenze.
Secondo il Ten. Gen. David McKiernan, comandante USA in Afghanistan, il governo pakistano dovrebbe fare molto di più di quanto non stia facendo ora per combattere il terrorismo e ritiene che tra l’ISI e alcuni gruppi di terroristi vi sia stata e c’è ancora, una certa complicità e che sarà difficile raggiungere l’obiettivo (distruggere il terrorismo) fino a quando esistono santuari all’interno del territorio pakistano. Insomma, benzina sul fuoco pakistano.
Inoltre, l’indiscrezione secondo cui gli USA hanno un piano che prevede l’invio di forze speciali degli Stati Uniti nelle aree tribali per colpire obiettivi di Al Qaida, non contribuisce a stemperare la tensione che si avverte lungo il confine afghano e soprattutto all’interno della fascia di frontiera all’interno del Pakistan.
La polveriera Pakistan è pronta per esplodere ma l’esercito, che ricordiamo è da sempre considerato il vero “padrone” , difficilmente permetterà che il paese possa sprofondare nel caos e quindi … via libera a Musharraf.
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