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Regione Siciliana: il nuovo credo del governo: termovalorizzatori (leggasi inceneritori)

Abbiamo già scritto sui termovalorizzatori ed abbiamo sufficientemente esposto le ragioni per cui questi mostri non vanno realizzati.  Come si ricorderà, il Presidente Prodi, prima di essere mandato a casa, ha dato il via libera alla realizzazione in Sicilia di ben 4 mostri che produrranno veleni ed inquinamento. La Sicilia pattumiera del sud Italia.

Un business a cui gli amici della (anti)politica  non intendono rinunciare anche a costo di distruggere quel poco che resta dell’ambiente in Sicilia ed aumentare i rischi per la salute dei cittadini. L’Unione Europea ha bloccato questo scempio non per la questione ambientale e per la salute dei cittadini, ma solo per “errori” nel bando di gara.

Il Presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo ha subito disposto i nuovi bandi e ci servirà in salsa agrodolce gli impianti della morte. Gli industriali, l’Enel, gli affaristi dell’ultima ora non possono aspettare. The business is business.

Quattro inceneritori servono “non” per smaltire i rifiuti della Sicilia ma per “trattare” i rifiuti di mezza Italia, questo perché in fin dei conti all’Isola basterebbe solo un impianto ma siccome nelle altre regioni non si possono realizzare per l’opposizione dei rispettivi presidenti, in Sicilia, Cuffaro prima e Lombardo oggi, ossequiosi dei poteri forti e della politica nazionale, in assenza di una vera ed efficace opposizione neanche fra i quei deputati che si richiamano impropriamente all’Autonomia, continua nella lenta ma inesorabile opera di distruzione del territorio e della salute pubblica  a tutto vantaggio di gruppi di potere che non spenderanno un soldo di proprio per costruire gli ecomostri.

Cosa resterà i siciliani se verranno realmente realizzati? Certamente l’aumento dei costi di smaltimento dei rifiuti, quindi l’aumento dei tumori per inquinamento di polveri sottili (PM10) e similari, distruzione ed inquinamento di  vaste aree di territorio … senza dimenticare i rifiuti pericolosi , prodotti dai termovalorizzatori, che dovranno essere smaltiti.

Riepiloghiamo ancora una volta cosa significa inceneritori:
–  I cittadini pagheranno per la produzione di energia elettrica prodotta dai rifiuti che finisce sulla rete nazionale e che l’azienda, grazie ai certificati verdi e al CIP 6, rivende al gestore (Enel) 14 centesimi di euro (279 lire) per KWh  in luogo dei  4 (87 lire) centesimi pagati dall’Enel per l’energia prodotta con gas, etc. Dieci centesimi quindi sono a carico dello Stato!
– Un impianto di 100 MW produce circa 600 GWh (600 milioni di Kw) con un ricavo netto di oltre 150 milioni l’anno per primi 8 anni di funzionamento con contributi statali.
– Ricavi al netto dei contribuiti che la Regione andrà a pagare all’azienda per ogni tonnellata di rifiuti inviati  all’inceneritore (una buona parte di business sta proprio nell’ottenimento di contributi statale/regionali per ogni tonnellata di “combustile” acquisito) . Il costo medio rilevato per gli impianti in funzione è di circa 80 euro per tonnellata e poiché con ogni tonnellata si ricavano 640 kwh di energia (che equivalgono a 64 euro di contributo statale), smaltire una tonnellata di rifiuti con l’inceneritore costerà al contribuente 144 euro.

Un business ai danni dei contribuenti  perché questi impianti che bruciano rifiuti sono costosi così come è costosa la loro gestione. La loro costruzione ed il loro mantenimento è a totale carico della comunità mentre i grandi gruppi industriali incamereranno utili senza spendere un solo euro. Infatti chi lo costruisce non spende un soldo, chi lo gestisce ci guadagna senza alcuna spesa, o meglio, a spese della comunità.
Sono dannosissimi alla salute perché altamente inquinanti, infatti emettono dosi massicce di diossina. La diossina (basti ricordare SEVESO) non si smaltisce.
I gas di combustione dei rifiuti contengono anche altre sostanze chimiche molto pericolose, come furani (PCDFs), cloroformio, policlorobifenili (PCBs), esaclorobenzene (prodotto di degradazione dei PCBs), tetracloroetilene, formaldeide e fosgene e metalli come l’arsenico, il berillio, cadmio, cromo (tutte sostanze cancerogene), più altri metalli pesanti non cancerogeni.

Anche se gli impianti ci dicono sono forniti di filtri, questi non sono in grado di eliminarli tutti.
C’è poi il problema dello smaltimento dei residui di combustione (ceneri altamente contaminate) che l’inceneritore non elimina (circa 300 kg per tonnellata) e quindi la necessità di reperire discariche speciali per le ceneri residue … quindi ancora discariche, inquinanti stavolta!

Ed ancora. C’è il problema delle polveri sottili, particolato PM10, PM2.5 e PM0.1, che  si formano in grandi quantità durante la combustione di impianti del genere. Uno studio degli scienziati Gatti e Montanari, commissionato dall’Unione Europea, ha evidenziato l’estrema pericolosità del particolato PM0.1, nano particelle con diametro inferiore al decimillesimo di millimetro, che la normativa europea finora non aveva considerato rilevanti ai fini della valutazione dell’impatto ambientale degli impianti di emissione (turbogas e inceneritori innanzitutto). Con l’ausilio di un microscopio a scansione ambientale i due scienziati hanno invece dimostrato che non esiste filtro in grado di abbattere il PM0.1.

Il particolato transita anche negli alimenti e non è smaltibile dal corpo umano, entrando nella cellula fino ad intaccare il filamento del Dna
.

Un disastro ecologico e finanziario. Perché nessuno pensa ad impianti PIROLITICI e ANAEROBICI?
La risposta più semplice,  gli inceneritori sono solo un business per pochi a danno della società civile, gli impianti anaerobici e pirolotici invece producono ricchezza per gli enti , fanno risparmiare i cittadini e fatto molto ma molto importante, non inquinano e non producono scarti pericolosi di lavorazione.