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La battaglia di Sgarbi per la Sicilia e contro i pali eolici nel disinteresse dei politici regionali

E’ uno Sgarbi diverso da quello conosciuto fino a qualche tempo fa. Come neo Sindaco di Salemi  appare riflessivo, disponibile e molto cortese. Lo Sgarbi arrogante, prepotente e per certi versi anche volgare, così come ci hanno più di qualche volta presentato in televisione, sembra lontano anni luce.
Sarà l’età o sarà questa bella e dannata terra di Sicilia, sta di fatto che Sgarbi ci ha fatto una positiva impressione. Appare fermamente convinto di quello che fa e soprattutto e sa attirare intorno a se consenso e media.

Sentire Sgarbi, unionista, parlare di Sicilia sfruttata e colonizzata fa un certo effetto e la sua battaglia, che pensiamo possa essere la prima di una lunga serie, contro i  celeberrimi campi eolici che stanno sfregiando la Sicilia senza alcun tangibile risultato, tecnico ed economico per il popolo, ci ha fatto capire ancora di più quanto la casta politica siciliana sia insipiente ed ossequiosa dei poteri forti e delle segreterie politiche nazionali. L’assenza dei politici siciliani, a qualsiasi livello, è stata la nota stonata di questa decisa presa di posizione del Sindaco Sgarbi.  La provincia di Trapani, che fra le nove province siciliane è l’unica tagliata fuori dalla rete di alta tensione siciliana e le sue infrastrutture sono ancora quelle del periodo post bellico e non si prevede né a breve né lungo periodo alcun radicale intervento da parte di TERNA/ENEL (vds intervista a margine dell’articolo).

Con lui abbiamo potuto verificare quanto danno portano questi campi eolici: colline tagliate, borghi antichi sotto i pali, panorami inquinati dalle pale rotanti, strade distrutte per interrare i cavi e mai ripristinate. Insomma, un disastro ambientale, naturale ed economico enorme tanto che appare difficile valutarlo. La Sicilia ha un surplus di energia elettrica pari al 35% del totale che viene trasmessa verso l’Italia continentale e l’energia elettrica prodotta dai campi eolici viene anch’essa trasmessa a nord. Per migliorare questa trasmissione di energia elettrica dalla Sicilia, l’Enel, con investimenti statali, sta realizzando un cavo sottomarino tra Messina e Reggio Calabria, ufficialmente per integrare la Sicilia al sistema energetico italiano. Peccato che così aumenti l’energia elettrica che sarà trasmessa verso il nord Italia.

Questi campi eolici, secondo una legge regionale non potrebbero essere realizzati perché la norma prevede che il minimo di ore di funzionamento, pari ad ore di vento, deve essere almeno di 2700 mentre la media regionale si attesta a circa 2200 con un picco a 2700 per circa lo 0,1% del totale. Quindi viene da se che qualcosa non quadra e qualcuno potrebbe aver “giocato sporco”.  Non a caso sembra di capire che Sgarbi stia pensando di inviare una nota alla Procura della Repubblica per verificare almeno la corrispondenza delle procedure alla legge.

E se non fosse così, se, come sembra, almeno quelli installati dopo la legge, chi ordinerà la demolizione di questi campi ed il ripristino delle aree distrutte?

Staremo a vedere, comunque vada, benvenuto in Sicilia dottor Sgarbi. Forse la sua presenza e il suo attivismo potrebbe far nascere una classe politica vera e genuinamente dedita ad una amministrazione virtuosa, per il popolo e per la Sicilia.

Ns intervista del 19/4/2007 all’ing. Gianni Armani, Direttore pianificazione e sviluppo di TERNA

1) Secondo i dati forniti da Terna,la Siciliana un surplus di produzione di energia prodotta rispetto al fabbisogno pari al 35% , ci si chiede come mai in un mercato dove vige la regola della domanda e l’offerta il costo dell’energia in Sicilia è superiore al resto d’Italia?

  

Nella rete elettrica di trasmissione in Sicilia, come peraltro in altre aree del Paese, sono  presenti “colli di bottiglia” che determinano forti limitazioni nei flussi di scambio tra l’isola ed il continente riducendo, da una parte la possibilità per le centrali siciliane di produrre a pieno regime e dall’altra la capacità per quelle della penisola di competere a pieno con quelle siciliane. Questa situazione si riflette ovviamente nei prezzi di mercato. Inoltre, le centrali siciliane, anche se a prezzi più elevati, devono sempre garantire un surplus di produzione. In questo assetto, infatti, se l’unico collegamento con il continente si interrompesse accidentalmente le centrali della regione sono sempre in condizione da sole di mantenere “accesa” la rete elettrica dell’isola.

 

2) Se l’energia prodotta nell’Isola è superiore al fabbisogno qual è la ratio di nuovi piani di investimento (vedi la genovese ERG) per produrre più energia elettrica in Sicilia?  Più energia vuol significare più reti di distribuzione, ma dove, verso l’ITALIA?
Innanzitutto bisogna chiarire che il sistema elettrico italiano, e la rete di trasmissione in particolare, è configurato per essere gestito a livello nazionale e unitario, e non regionale. Avere una rete che congiunge l’Italia da nord a sud permette di trasmettere l’energia laddove serve a prescindere da chi la produce e dove. Se il sistema fosse gestito con una logica strettamente regionale, la metà delle regioni italiane resterebbero al buio buona parte dell’anno. Quanto agli investimenti in nuovi impianti, sul perché vengano programmati in una regione comela Siciliache ha già un surplus di produzione andrebbe chiesto a chi gli investimenti li vuole fare; dal punto di vista di Terna, che ha la responsabilità di gestire in sicurezza il sistema, un parametro fondamentale è l’adeguatezza del sistema elettrico, vale a dire la capacità di generazione necessaria per coprire la richiesta mantenendo un adeguato margine di riserva. Da questo punto di vista più centrali si costruiscono più aumenta la disponibilità complessiva, con ovvi benefici per la sicurezza nazionale.
In generale, poi, le nuove centrali, anche quelle non ad energia rinnovabile, hanno standard di efficienza e ambientali superiori e consentono di ridurre i costi e le emissioni aumentando nel contempo la concorrenza nel mercato elettrico.

3)  Ove si consideri chela Siciliaha un surplus di produzione, che la rete infrastrutturale Siciliana non reggerebbe il nuovo carico di energia, il nuovo cavo sottomarino trala Siciliaela Calabriaappare pensato e realizzato per la trasmissione di energia dalla Sicilia alla terra ferma. Questa politica, considerato che la società Terna è controllata dallo Stato appare come una ulteriore colonizzazione e sfruttamento della Sicilia a tutto vantaggio italiano e…nord africano in prospettiva. Cosa dice Terna?
Anche qui va fatta una precisazione. Terna non fa politica energetica, né programma gli investimenti di sviluppo della rete di trasmissione nazionale sulla base di logiche politiche, anche perché il 70% del suo capitale è sul mercato. Terna elabora ogni anno il Piano di Sviluppo seguendo quelle che sono le esigenze del sistema elettrico nazionale avendo di mira due obiettivi fondamentali: sicurezza ed efficienza del sistema. In tal senso parlare di “colonizzazione” è del tutto improprio e fuorviante. Venendo allo specifico del nuovo collegamento tra Sicilia e Calabria, va sottolineato che i benefici che porterà questo nuovo elettrodotto riguardano principalmente propriola Sicilia, sia sul versante della sicurezza sia per la qualità del servizio elettrico nell’isola. Oltretutto, il progetto della “Sorgente-Rizziconi” prevede anche l’abbattimento di oltre 90 km di vecchie linee elettriche nella provincia di Messina, con evidenti benefici ambientali e di minore occupazione del territorio.

4)     La rete di trasmissione ad alta tensione Terna, come precedentemente detto, appare del tutto insufficiente e vaste zone dell’interno e della parte occidentale dell’isola presentano gravi problemi , quali sono i programmi a medio e lungo termine per sanare questa anomalia Siciliana ?
In Sicilia Terna ha programmato una serie di interventi per oltre 600 milioni di euro. Oltre al già citato “Sorgente-Rizziconi”, entro il 2011 saranno realizzati un nuovo elettrodotto a 380 kv tra Paternò e Priolo, e un altro sempre a 380 kV tra Chiaromonte Gulfi e Ciminna. Sono previsti inoltre due ulteriori nuovi interventi di cui uno a 380 kV tra “Sorgente e Ciminna” e un altro a 220 kV tra “Partinico e Fulgatore”. Questo per dire le opere principali, perché esistono anche altri progetti, non meno importanti, che nel complesso hanno l’obiettivo di potenziare la rete siciliana ad alta tensione in termini di efficienza e qualità, accrescere la sicurezza riducendo i rischi di black out come quello del luglio 2006, diminuire l’impatto ambientale degli elettrodotti eliminando vecchie linee non più utili. E senza dimenticare che una rete più magliata, potente e sicura, crea le condizioni anche per migliorare le dinamiche di prezzo: più energia viaggia, più aumenta l’offerta, più il prezzo tende a scendere, a beneficio delle imprese e dei cittadini.

5)     A cosa serve implementare l’energia eolica nell’Isola quando poi questa viene esportata in continente? Non sarebbe più etico e moralmente corretto implementare questo sistema nelle regioni che ne abbisognano invece di sfruttare il territorio Siciliano a tutto vantaggio del nord Italia?
Lo sviluppo delle fonti rinnovabili, e dell’eolico in particolare, è uno degli obiettivi prioritari della politica energetica europea nell’ottica del Protocollo di Kyoto. Naturalmente non spetta a Terna stabilire dove debbano essere realizzati nuovi impianti eolici; certo è che è più difficile ipotizzare un parco eolico in aeree con scarsa ventosità. Quello che invece Terna può e deve fare è garantire le condizioni di esercizio della rete in sicurezza, a prescindere che l’energia prodotta venga esportata verso il continente o meno. I nuovi interventi di sviluppo della rete in Sicilia vanno anche nella prospettiva di consentire la connessione di impianti eolici, in misura tale da non compromettere la sicurezza del sistema.

6) Tra le aree Siciliane a maggior sofferenza senza dubbio si può inserire a pieno titolo la provincia di Trapani. L’elettrodotto che si prevede di realizzare (non prima di cinque anni da oggi) da Palermo a Fulgatore (TP)  potrebbe alleviare la cronica sofferenza di energia elettrica ma Terna non pensa che questa opera vada inserita nel piano con priorità rispetto ad altre, seppure importanti?
Le opere di sviluppo vengono programmate sulla base delle esigenze della rete. E’ un fatto che la zona est dell’isola sia maggiormente esposta al rischio di disservizi che possono ripercuotersi sull’intero territorio siciliano, motivo per cui è stata data priorità agli interventi in quella zona. Ma il vero problema non è dare la precedenza a est piuttosto che a ovest; il problema sono i tempi di autorizzazione, che oggi sono circa 4 volte superiori a quelli per realizzare l’opera. E questo è un lusso che néla Siciliané alcuna altra regione possono permettersi. Per questo occorre accelerare gli iter autorizzativi, e la strada maestra da seguire si chiama concertazione, cioè adottare un approccio di condivisione e collaborazione basato sulla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) per trovare insieme la migliore soluzione progettuale. Questo è il metodo che Terna ha proposto con successo fin dal  2002 ai suoi vari interlocutori. In particolare, in collaborazione con la Regione Siciliana, Terna ha definito la scorsa estate un piano d’azione che dovrebbe consentire di accelerare lo sviluppo della rete nella regione favorendo il pieno coinvolgimento degli enti locali nella definizione dei nuovi progetti.