Dalla settimana visione del Profeta Zaccaria: “Allora l’Angelo che mi parlava uscì e mi disse: alza dunque i tuoi occhi e guarda, che è mai quel che appare? Dissi, che cos’è? Ed egli rispose : un’anfora che appare. Poi soggiunse: Essa è l’iniquità di tutto il paese“.
Ci scusiamo per questa breve citazione biblica ma pensiamo possa far capire, se mai ce ne fosse bisogno, come il nostro paese sia oltre il baratro e che non esiste equità e giustizia. Si è creato un fossato tra il popolo e la casta degli eletti che con la democrazia si sono sostituiti ai principi ed ai baroni di un tempo dimostrando però di essere peggio dei loro predecessori. L’Italia, in modo maggiore la Sicilia, si stanno avvicinando pericolosamente a vivere un ben preciso periodo storico dell’Europa: il periodo precedente alla rivoluzione francese. Alla nobiltà di un tempo, senza legge se non addirittura oltre la legge, senza seguito e perennemente alla ricerca del proprio benessere a spese del popolo, si è sostituita la casta politica post moderna per certi più pericolosa perché agisce, in nome del popolo, entro i confini della legge da lei stessa emanata, agisce e prospera, spendacciona e autoreferenziale più della monarchia.
E questa autorefenzialità si manifesta in tutti i meandri della vita pubblica. L’amministrazione del denaro pubblico è l’esempio più lampante del comportamento della casta che chiede sacrifici al popolo e nello stesso tempo sperpera per i propri interessi ingenti somme di capitali pubblici utilizzando una vasta rete di enti, fondazioni e associazioni spesso collegati a partiti o singoli politici, se non addirittura istituiti da politici avendo però l’accortezza di non farne parte.
Per un cittadino che vuole realizzare un progetto concreto si frappongono ostacoli e burocrazia mentre il Parlamento si sa, è prodigo nell’aprire i cordoni della borsa per i progetti più strani e a volte strampalati della casta politica atrraverso le commissioni bilancio di Camera e Senato.
A volte si finanzia un progetto sulla carta senza che questo progetto abbia un minimo di concretezza e di possibilità di realizzazione. Basta girare per l’Italia per notare quante incompiute sono presenti e quasi tutte iniziate con “contributi” una tantum concessi a questo o a quel politico per mero interesse di collegio. Quante volte ci siamo sentiti rispondere che quel campo di calcio, quella struttura sociale è stata iniziata con il contributo dello stato attraverso il politico x o y e poi abbandonata perché non si è riusciti a trovare i finanziamenti necessari per completarla, e quando qualche volta è completata, allora rimane abbandonata perché non ci sono soldi per farla funzionare? Tante, troppe, ma non per la 5^ Commissione Bilancio di Camera e Senato che suddivide, a seconda dell’interesse di questo o quel deputato o senatore, la considerevole somma di 20 milioni di euro l’anno. Questo è almeno emerge da informazioni assunte direttamente alla Commissione Bilancio della Camera. Ermetici al Senato, dove il funzionario ci ha consigliato di parlare con l’ufficio stampa !
In base delle disposizioni della legge 311/2004 (finanziaria 2005) le due commissioni hanno distribuito la bellezza di quasi 60 milioni di euro (120 miliardi delle vecchie lire) per il triennio 2005/2007. La parte del leone ovviamente la chiesa cattolica che oltre la sua parte (oltre 1 miliardo di euro) ricevuta secondo un calcolo astruso che le assegna quasi il 90% del totale dell’8×1000 degli italiani, attraverso i contributi delle commissioni bilancio di camera e senato, è riuscita ad ottenere quasi il 40% del totale a disposizione della parte residua dell’8×1000 a disposizione dello stato, meglio dire delle commissioni bilancio di Camera e Senato.
Ovviamente questo enorme contributo aggiuntivo per ristrutturare chiese e strutture di sua proprietà non lo riceve direttamente, cioè stato con stato, ma attraverso comuni e fondazioni e le stesse curie locali, che hanno ricevuto tali contributi per interventi su strutture di proprietà della chiesa. Ma questa è un’altra storia.
Abbiamo voluto illustrare questi passaggi per far capire meglio cosa sta succedendo a Marsala.
Il comunicato dell’amministrazione Carini sul campus biomedico ha attirato la nostra attenzione perché la notizia è di quelle da “capire”.
Notiamo come ancora una volta il Sindaco senta la necessità di prendere decisioni riunendosi con il cittadino Massimo Grillo che non ricopre alcuna carica politica e non rappresenta alcuna istituzione e/o associazione interessata a questo fumoso progetto, anche se gli si attribuisce il merito di aver fatto assegnare a Marsala questo contributo quando era deputato in carica.
Nondimeno, entriamo nel merito di quanto siamo riusciti a capire dopo aver contattato rispettivamente Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dell’Economia e 5^ Commissione Bilancio della Camera e dopo aver letto con attenzione normative e tabella di assegnazione dei contributi decisi per gli anni 2005,2006 e 2007 per questo campus che risulta essere di 300 mila euro per il 2005, 300 mila per il 2006 e 500 mila per il 2007.
Il comunicato parla di un finanziamento di 1,1 milioni di euro per “il primo stralcio dei lavori” ma il Ministero dell’Economia, nel Decreto di Concessione riferisce di “finanziamento per completamento” di questo fantomatico campus, e la cosa appare quantomeno curiosa.
Per il Sindaco quindi, questo milione di euro sarebbe il primo di una serie di finanziamenti (si presupporrebbe già deliberati) che saranno trasferiti al Comune per l’esecuzione dei lavori a “stralci” . Di conseguenza fa intuire che il costo globale del progetto che ammonta a circa 5 milioni di euro è già stato approvato dallo stato, ma le cose non stanno così perché come già detto nell’elenco approvato dalla Commissione stabilisce che il contributo “una tantum” è stato concesso per “completare il campus biomedico” e non risulta che altri enti statali o regionali si siano mai impegnati economicamente su questo progetto il cui costo finale è previsto in 5 milioni di euro.
Contributo per primo stralcio dei lavori o completamento? Una differenza non da poco e che confermerebbe come questi contributi vengano decisi senza alcun idea progettuale e soprattutto senza aver valutato la fattibilità economica, tecnica e finanziaria dell’intero progetto e meno che mano dopo aver preso visione di un progetto.
Come dire. Non ci interessa quanto costa il tutto e se si realizzerà mai, noi ti diamo questo, vedi tu…, in fiducia, tanto per ingrassare l’elenco delle incompiute.
I soldi tanto sono del popolo ma i politici ne dispongono a loro piacimento. Però chi si gioverà di questo contributo?
Non è chiaro se il trasferimento dell’intero importo concesso sia stato effettuato dal Ministero. Nei meandri del bilancio comunale di questo importo non abbiamo trovato traccia. L’unica certezza è un contributo di 350 mila euro per spese progettuali e questo allarma. Come fa il Ministero dell’economia che dovrebbe versare nelle casse del Comune la somma globale di 1,1 milioni di euro per l’intero progetto ad anticipare una somma così ingente solo per spese progettuali . Secondo il quadro economico redatto dall’ufficio tecnico del comune di Marsala, il costo si aggira sui 3,7 milioni di euro. Considerato che di norma, i lavori pubblici eseguiti a stralci, quando vengono eseguiti, subiscono aumenti in corso d’opera, il costo finale di 5 milioni di euro appare verosimile ed è tale l’importo finale indicato nel fascicolo del Comune di Marsala che abbiamo potuto visionare con l’Assessore Pino Milazzo, delegato dal Sindaco Carini come consulente tecnico.
Secondo quanto riferitoci dall’attuale presidente del Cda Misso, il Consorzio di cui non siamo riusciti a capire il nome, ha tre soci, il Comune di Marsala, socio maggioritario con una quota di 200 milioni delle vecchie lire, l’ASL 9 e l’ente promotore così genericamente definito dal Rag. Misso, per i rimanenti 31 milioni di lire.
La prima cosa che appare evidente è che i soci che secondo quanto affermato da Misso non hanno mai versato le quote sociali, hanno operato ed operano in regime di illegalità proprio perché la loro partecipazione al consorzio non è stata mai “perfezionata” con il versamento della quota sociale e/o capitale.
L’ente promotore in teoria potrebbe versare la quota societaria in tempi brevi ma appare quantomeno difficile per il Sindaco Carini ottemperare all’obbligo di versamento della quota comunale acclarato che nel bilancio comunale che è già stato approvato di questi 200 milioni di lire per quota sociale di partecipazione al consorzio che ammontano a circa 104 mila euro attuali, non c’è traccia alcuna. Ma anche l’ASL 9 da parte sua dovrà capire come versare la sua quota.
Insomma, il solito guazzabuglio. Sembra quasi come il famoso progetto della Security del porto di Marsala che poi altri non era che un intervento di normale manutenzione decisa dalla Regione Siciliana su richiesta, fatta nel 2005, dal Comandante della Capitaneria.
Anche in occasione della famosa riunione al Comune per la Security, stranamente, era presente il signor Massimo Grillo. Ma Grillo come mai è presente in riunioni in cui il Sindaco prende decisioni politiche e finanziarie che impegnerebbero il comune?
Comunque, ritornando al progetto del campus, l’unica cosa esistente è un progetto di massima che sembra essere stato redatto ben dopo l’ottenimento del contributo una tantum, che dovrebbe sorgere su una non meglio specificata area di proprietà dell’ASL 9 nei dintorni del nuovo ospedale di Contrada Cardilla di cui però non si conosce l’ubicazione precisa, l’esatta consistenza e il numero di particella catastale.
Non risulta che il Consiglio Comunale sia mai stato interessato per una proposta di variante dell’area in questione e soprattutto non risulta che questo progetto che impegnerebbe il comune di Marsala per importi superiori ai 4 milioni di euro sia mai stato approvato dal Consiglio Comunale stesso.
Il che si presume di proprietà dell’ASL 9 dovrebbe ceduto, secondo Misso, al consorzio in “comodato d’uso gratuito” e questo appare incredibile e giuridicamente assurdo perché è impossibile cedere in comodato qualcosa che poi non può più essere restituita.
Paradossalmente, secondo la giurisprudenza, se si costruisse il campus su un terreno di proprietà dell’ASL 9, questa ne diverrebbe unica proprietaria, quindi la gestione e quindi i costi di gestione del complesso ricadrebbero sull’azienda sanitaria. Dire che siamo davanti ad una situazione di confusione totale non apparebbe tanto distante dalla realtà.
Ci sarebbe da ridere se non ci fossero di mezzo soldi pubblici che provengono dalle tasche dei contribuenti.
Al di là della questione giuridica del terreno che secondo i canoni di una corretta amministrazione dei beni pubblici dovrebbe essere invece valutata e accreditata come valore “a quota sociale” di partecipazione al progetto stesso, rimane il fatto che questo terreno, se esistente, sarebbe stato solo promesso dall’ASL 9 che da parte sua non avrebbe mai formalizzato alcuna intenzione di cessione. D’altra parte come può l’ASL 9 cedere immobili senza autorizzazione della Regione Siciliana che in ultima analisi dispone del patrimonio sanitario dell’intera regione. Sarebbe comunque interessante conoscere le particelle catastali di questo terreno.
Ma nell’ipotesi che tutti le questioni inerenti alla sua realizzazione, non ultimo il reperimento dei fondi per la sua costruzione potessero essere chiarite e i finanziamenti deliberati da qualche ente, allarma il fatto che enti pubblici, in questo Comune di Marsala e ASL 9, si siano imbarcate, anche se al momento non formalmente, in un progetto senza aver mai redatto al alcun progetto economico gestionale e nessun progetto su come si penserebbe, se mai sarà realizzata la struttura, di organizzare i corsi e chi dovrebbe sopportarne i costi.
Anche la dichiarazione del Presidente Misso,secondo cui la gestione del campus dovrebbe essere a carico del Comune di Marsala ha dell’incredibile e fa sorgere una domanda: l’amministrazione ha mai redatto e sottoposto al Consiglio Comunale un progetto economico, finanziario per la realizzazione del campus e gestionale dello stesso, ha mai ricevuto dal Consiglio Comunale l’autorizzazione a costituirsi in consorzio, ha mai approvato o almeno discusso di questo progetto?
Sempre secondo il Presidente Misso, che ci ha informato che fino a ieri i componenti del CdA si sono tassati di 100 euro l’anno per le spese di ordinaria amministrazione, ci sarebbero stati contatti con l’Università di Palermo per poter disporre a costo “zero” di docenti. La cosa non sta né in cielo né in terra perché nessun ente pubblico può cedere proprio personale ad altri enti, in questo caso privato, a costo zero.
Insomma, fumo tanto, arrosto poco, confusione tantissima … ma tanto alla fine per incompiute e per sprechi milionari chi paga c’è sempre: il cittadino con le sue tasse ed i suoi tributi.
Il pascolo è sempre verde per la casta …
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