Sempre più spesso si ha la netta impressione che il politici siciliani si divertano ad offendere il buon senso e l’intelligenza dei Siciliani.
Sempre più spesso si ha la netta impressione che il politici siciliani si divertano ad offendere il buon senso e l’intelligenza dei Siciliani.
Il recente scambio di battute tra il Presidente dell’ARS e il Presidente della Regione con la precisazione del primo secondo cui “…La colpa, lo ribadisco, non è di Cuffaro ma di un metodo che è stato chiamato “cuffarismo” e che esiste da 50 anni, in cui anche lui è imbrigliato e che non consente di governare i processi di sistema. Se Cuffaro vivesse in Val d’Aosta, probabilmente governerebbe in maniera diversa. È un metodo che va abbattuto. [...] Probabilmente sarebbe necessario consentire una sola candidatura alla carica di presidente, il che permetterebbe di governare liberi dalle pressioni dei singoli. Se fossi Cuffaro mi amareggerei piuttosto perché un sistema che viene considerato sbagliato porta il mio nome. Ma la colpa è del metodo, non dell’uomo», farebbe sorridere se non fosse che in questa Sicilia basata sul sistema di clienterale Miccichè e tutti gli altri vivono sembra, senza alcun problema.
Dopo il Prof. Canepa, trucidato dai “Reali Carabinieri” e Andrea Finocchiaro Aprile unico statista siciliano che si ricordi, figlio di quel Camillo servitore della Real Casa che occupò l’Isola con un personaggio di nome Garibaldi, eroe per necessità di Stato, la Sicilia non ha avuto e tutt’ora non ha, politici di spessore e con ideali Siciliani e Sicilianisti.
L’autonomismo di facciata di certi politici siciliani, che è cominciato ad essere presente nei loro discorsi (solo quelli) dopo che non hanno potuto più far finta che la spinta autonomista e secessionista siciliana proveniente dal popolo e rappresentata da associazioni e movimenti sicilianisti stava diventando pressante, serve solo a parlarne per “chetare” le rivendicazioni e continuare far vivere la Sicilia “nel sistema” che oggi Miccichè definisce cuffarismo senza il quale i politicanti siciliani non esisterebbero più da un pezzo.
Roma ordina, Palermo obbedisce e il clienteralismo impera per la causa dei partiti e degli interessi traversali.
La Sicilia paga il coloniasmo romano e viene continuamente stuprata e saccheggiata.
La campagna elettorale per le presidenziali è cominciata è quindi sentiremo ancora affermare di tutto e di più, salvo poi, come diceva Tomasi di Lampedusa, cambiare perchè tutto rimanga così come è oggi.
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