E’ questo il messaggio che la RAI dopo 32 anni vuole trasmettere agli italiani, riproponendo, con un rifacimento quasi totale, una delle sue produzioni di maggior successo: “La Baronessa di Carini”.
La sceneggiatura ricalca in parte quella del 1975, con alcune importanti varianti. Come allora ci saranno le due storie in parallelo, la baronessa uccisa nel 1563 ed una sua discendente nel 1800 che rivive la stessa storia, ma questa volta lo scenario non è il 1812 con la fine del feudalesimo in Sicilia ma il 1860 con l’arrivo di Garibaldi.Sorge il dubbio che nel bicentenario della nascita del contestato eroe, la produzione abbia usufruito di qualche contributo statale! Il prodotto comunque ripropone la mancanza di idee innovative degli autori e in generale della filmografia storica italiana. Ma tant’è che con i soldi dei contribuenti si possono proporre prodotti di sicuro successo di pubblico, ma indecenti e privi di qualsiasi interesse dal punto di vista culturale.
Non c’è alcun punto di vista storico perché si tratta di una vicenda del tutto reinventata ed assolutamente inconcludente per tempi e per trama, i punti di contatto con la vera storia della Baronessa di Carini si limitano al fatto che nel 1563 a Carini venne uccisa dal padre la moglie del Barone di Carini, e nulla più. Ma ciò che più rattrista in questa ridicolo prodotto è l’accostamento dei Beati Paoli che nel 1860 diventano il primo vagito della mafia, quando è risaputo, da chi conosce un minimo di storia della Sicilia, che la vicenda dei Beati Paoli, in buona parte leggendaria, risalirebbe ad un periodo compreso tra la fine del 1500 e gli inizi del 1700. La setta era composta da personaggi la cui identità segreta serviva a proteggerne la vita e le opere di chi agiva esclusivamente per riparare torti e soprusi fatti dai potenti verso i deboli.
Altro discorso è la mafia, che fa la sua comparsa in Sicilia qualche anno dopo la “liberazione” da parte dell’eroe di stato Garibaldi. Mafia non è un termine siciliano, ma deriva dal toscano “maffia”, una espressione che ha origine nel ‘400 quando un delinquente o infedele era un “manflusso” ovvero in dialetto fiorentino “mafia o maffia” = miseria e povertà. Ma sono documentate anche provenienze piemontesi quali “mafiun, mafio e mafi, che stanno ad indicare un uomo meschino ed incivile. L’organizzazione in livelli della mafia è invece di importazione lombarda (vedi i Promessi Sposi con Don Rodrigo, i “bravi”, l’Innominato, i vari ecclesiastici, l’avvocato Azzeccagarbugli, ecc.). Solo che in Sicilia il malaffare e la delinquenza anche finanziaria e politica diventa mafia, mentre nel resto d’Italia, a partire dal centro, è un caso di commistione politica e delinquenza, di “furbetti del quartierino” o “scandali”. L’Italia degli scandali e la Sicilia della mafia. Un assioma di stato per far sopravvivere tante antimafia e tanti soloni dell’antimafia con i soldi dello stato.
Il prodotto RAI e della società Feelmax , sovrappone fatti di epoche diverse, di eroismo leggendario, i Beati Paoli, con l’infamia della mafia importata in Sicilia da un uomo chiamato Garibaldi e la sua banda di mille e 87 derelitti che la storia di stato millanta quali “liberatori” della Sicilia.
La Sicilia = mafia anche nei suoi aspetti più alti e significativi. Così la Rai con la società Feelmax produttrice del prodotto televisivo rifanno la storia e gettano ancora fango sulla Sicilia e sui Siciliani con prodotti di scarsissimo livello qualitativo ed artistico…con i soldi dei contribuenti. Sarebbe meglio far precedere lo fiction dalla seguente avvertenza: “Storia quasi totalmente inventata, non corrispondente a fatti storici realmente accaduti, ad eccezione della Baronessa di Carini uccisa il 4 dicembre 1563″!!!
In ogni caso il Direttore Generale della RAI dovrebbe scusarsi con i Siciliani dell’ennesima gratuita offesa alla Storia e alla cultura della Sicilia.
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