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Risposta al Financial Times

Spett.le Financial Times

Egregio Signor Kuper
Il Financial Times non è un giornale provinciale ed un fondo su di esso o sul suo sito non può passare inosservato dal resto del mondo.

Non sembra inutile iniziare la nostra lettera dicendo che in un paese liberale in cui esiste una stampa liberale ciascuno può scrivere quasi quello che vuole. Nonostante ciò, e proprio per ciò, parimenti ciascuno ha la facoltà (e talvolta il dovere) di rispondere. Speriamo quindi che la nostra risposta sia pubblicata ed evidenziata sul vostro rispettabile giornale.

Il vostro articolo non è del tutto privo di verità ma l’evidente razzismo contro la Sicilia ed i Siciliani vi disonora, almeno secondo il nostro punto di vista. E’ vero che il successo del calcio isolano non è mai stato così forte; è vero che la Sicilia sta sfruttando il declino e gli scandali italiani nel calcio, ma è altrettanto vero che la vostra ignoranza riguardo alla Sicilia in generale ed al calcio siciliano in particolare è enorme.

Forse non ricordate che finché la Sicilia aveva un proprio stato (1816) nessuno nel mondo la associava alla mafia (il cui termine, infatti, fu inventato solo nel 1862) e che il triste fenomeno esplose solo dopo che l’avventuriero Garibaldi “liberò” la Sicilia e, con la Sicilia, liberò un sacco di delinquenti ai quali consegnò la Sicilia perché la tenessero buona e sottomessa all’Italia.

Noi non siamo diventati da qualche anno gente irritabile che non vuole essere chiamata mafiosa; stiamo solo scoprendo la “vera” storia, quella negata,… stiamo scoprendo che non c’è niente di più italiano (per origine, naturalmente, non per evidenza esteriore) della mafia nella lunghissima storia del nostro paese; “italiano”, non “siciliano”, per voi forse è lo stesso, per noi no. Questa è la vera riscossa della Sicilia, la risposta che la Sicilia sta dando da almeno vent’anni alla mafia, senza l’aiuto dello Stato italiano perché, dall’Unità d’Italia, la mafia è dentro lo Stato e dallo Stato per opprimere la Sicilia.

Venendo al calcio, non sapete che, nonostante tutto, la Sicilia ha le sue tradizioni e le sue glorie. Il club di Palermo è uno dei più antichi d’Italia. È nato nel 1900 sotto il nome significativo di “Panormitan Footbal and Cricket Club”, a sottolineare un’amicizia ed un parallelismo tra le due maggiori isole d’Europa oggi purtroppo dimenticati, e, per decenni, giocò in una Lega Meridionale e conquistò più d’una volta la Lipton Cup che, a quei tempi, era uno dei più importanti trofei per le squadre siciliane e meridionali. Dopo, da quando il regime fascista unificò i campionati nazionali, giocò diverse volte nella massima serie. Tra il 1932 ed il 1973 fu 17 volte in serie A. Più o meno nello stesso periodo il Catania ed il Messina giocarono rispettivamente 8 volte e 3 volte nello stesso campionato. Due volte il Palermo arrivò alla finale di Coppa Italia (1974 e 1979).

Ovviamente tutto ciò non è proporzionato alla dimensione delle città o dell’intera isola, ma, per un paese colonizzato, è moltissimo. Dopo, negli anni ’80 e ’90, abbiamo provato il più profondo declino della nostra storia calcistica, declino che era specchio di quello corrispondente su di un piano economico e politico (ma questo argomento meriterebbe un discorso troppo ampio e può essere solo evocato).

In un paese dove la vita normale è stata negata la gente ha tifato per le squadre “italiane” e nei giorni più bui questa tendenza divenne più robusta ma, di cuore, i Siciliani guardano alla riscossa delle loro squadre come alla loro riscossa, come ad un sogno, e buttano via senza rimpianti ogni tradizionale tifo per la Juventus o l’Inter.

Voi negate che qualcosa di nuovo ci sia nell’isola. Voi non volete vedere il nuovo. Il nuovo è che la Sicilia non è più quieta e il mondo si può preparare a sentire di una Sicilia sempre meno quieta nel prossimo futuro. Dal punto di vista dell’Osservatorio, la Sicilia si sta svegliando. E la “disperazione” e la povertà che potete citare sono solo una conseguenza della sistematica deprivazione di risorse (petrolio, gas, beni culturali ed ambientali) da parte del Continente. La palla, continuando la vostra metafora, non vuole essere più presa a calci dallo Stivale italiano. Non è ciò qualcosa di nuovo? La qualità della vita non è buona; dopo due secoli di colonizzazione italiana ciò sarebbe impossibile. Ma le classifiche citate del Sole 24 ore sono semplicemente ridicole ed esagerano la realtà perché, per esempio, sono calcolate per più di sei decimi sul benessere economico (e “per noi” la qualità della vita non consiste solo nella ricchezza) e colloca città e centri di evidente peggiore qualità della vita dell’Italia meridionale (sia detto senza razzismo) come Napoli prima di quelle siciliane. Catania ha molti problemi, ma “l’ultima”, “l’ultima” città per qualità della vita è soltanto un assurdo. Domandate ai giovani catanesi cosa pensano della loro città e della loro vita… Venite in Sicilia, aprite gli occhi e vedete…

Un’altra cosa da parte di questo Osservatorio: la vostra citazione circa i tifosi siciliani ed il loro comportamento non significa niente. Detto dal paese degli Hooligans non significa proprio niente.
Tutta l’Europa, o forse il mondo, ha questo tipo di problemi; questo è un problema globale, non locale. A parte ciò, da quando le squadre siciliane sono nelle competizioni superiori, la competitività tra di loro sta progressivamente diminuendo insieme al provincialismo dei loro orizzonti, nei quali erano stati relegati nei recenti passati decenni bui.

Tutto ciò è quello che c’è di errato, profondamente errato, nel vostro articolo, ma, accanto agli errori, in esso ci sono le offese gratuite al Popolo Siciliano.
Nel complesso ci dipingete come una terra di mafia, inciviltà e disperazione; dite o lasciate intendere che è impossibile per noi, e forse anche ingiusto, che vinciamo competizioni sportive. Ma noi continueremo a vincerle, alla faccia degli invidiosi.

E pertanto, nel nome dell’antica amicizia tra Inghilterra e Sicilia, i due antichi regni normanni, aspettiamo le vostre scuse.